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© il Deutsch-Italia

Nelle ultime settimane numerosi sono stati i riferimenti della stampa tedesca alla situazione politica-economica italiana. Ma si sa, i rapporti tra la Germania e l’Italia sono da sempre molto stretti, una sorta di odio e amore, di Sturm und Drang (nel senso letterale del termine), di rispetto e diffidenza (forse più il primo da parte degli italiani verso i tedeschi, e la seconda dei tedeschi verso gli italiani), a torto o ragione che sia.

Ieri l’ex premier italiano Paolo Gentiloni (PD) ha incontrato la Cancelliera Angela Merkel (CDU), visita rimandata di poco, giacché era già venuto a Berlino una settimana fa. Una passerella elettorale? I maligni potrebbero pensarlo, ma noi non lo siamo.

Durante la conferenza stampa, tenutasi dopo l’incontro fra i due leader politici, sostanzialmente ci sono state solo frasi di circostanza. E come avrebbe potuto essere differente? Apprezzamenti, che già c’erano stati non solo con Frau Angela, ma anche con i politici della SPD come Olaf Scholz, sindaco di Amburgo e futuro ministro delle Finanze di Berlino.

Olaf Scholz

Insomma una grande profusione di complimenti fra l’ex premier italiano e quelli della prossima (a scanso di sorprese da parte degli iscritti della SPD) Große Koalition, come in un rilancio della palla fatto l’un l’altro e testimoniati da dichiarazioni di stima reciproche ed appelli alla “ragionevolezza”. Il tutto accompagnato da una recente intervista rilasciata dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, che esaminando la situazione italiana si augura il prosieguo delle “riforme”: «L’Italia ha fornito una grande quantità di prove della sua efficacia grazie a una serie di misure, come la riforma del mercato del lavoro e il piano Industria 4.0. Ciò ha comportato un aumento del 30 per cento degli investimenti privati nel 2017 e un aumento delle esportazioni del 7 per cento rispetto al 2016. Questa stagione di riforme non deve essere indebolita», ha dichiarato al quotidiano economico tedesco “Handelsblatt”. Lo stesso quotidiano riconosce i progressi fatti dal nostro Paese, ma titolando a caratteri cubitali “Warum Italien zu Europas Sorgenkind werden könnte (Perché l’Italia potrebbe diventare il bambino problematico d’Europa). Ammette il quotidiano di Düsseldorf che l’economia italiana è migliorata, ma che le previsioni della sua crescita sarebbero in calo a causa delle “riforme strutturali” che non sono state portate a termine.

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Si preoccupano i tedeschi dei conti economici del nostro Paese, per il nostro debito pubblico (il secondo in Europa, dopo quello greco, con il 132,1 per cento in rapporto al Pil nazionale). Lo fanno in continuazione con le dichiarazioni del presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che un giorno sì e l’altro pure si lamenta del tasso d’interesse del denaro tenuto a zero dalla Banca Centrale Europea (BCE), con il quale l’Italia si avvantaggerebbe a danno dei risparmiatori tedeschi. Salvo il fatto che in realtà il vantaggio è anche della Germania, e più precisamente per le sue industrie. L’export tedesco sfora di gran lunga infatti i parametri voluti dal Trattato di Maastricht che pone limiti precisi anche in questo settore, imponendo ai Paesi della zona euro di non superare il deficit del 3 per cento e un debito pubblico del 60 per cento, ma anche di non aver un surplus commerciale più elevato del 6 per cento per tre anni di seguito. La ragione è semplice. Quando si esporta si crea un disequilibrio nella bilancia commerciale di un altro Paese. Se la Germania vende i suoi prodotti all’estero ci saranno Paesi che importeranno più di quanto esportano, e alla lunga questa situazione è dannosa per tutti. Il cambio fisso, 1 a 1 per tutti i Paesi dell’Unione, non è un bene per tutti. Soprattutto delle economie periferiche, come quella italiana per esempio. All’inizio si avvantaggiano di una stabilità monetaria perché diventano più attrattive per i capitali privati, ma successivamente, continuando a comprare beni dei Paesi con un’economia solida come quella tedesca (che ben inteso e a scanso di equivoci è per merito suo che sia più forte, perché fa prodotti ottimi e quindi richiestissimi), si impoveriscono e si indebitano sempre più per acquistare tali prodotti. Non è un caso che la Germania abbia un surplus commerciale verso l’estero oltremodo fuori misura e circa il 60 per cento è verso i Paesi europei. Il solo problema è che con un tasso fisso d’interesse la moneta tedesca, ossia la nostra stessa, rimarrà sempre più competitiva non rivalutandosi (permettendo alle altre economie di diventare più competitive sul mercato internazionale). Il merito di ciò è l’Euro, che conviene alla Germania che rimanga basso e non si apprezzi. Quindi un prezzo basso della valuta avvantaggia e non svantaggia la Germania, che è un esportatore netto di merci e capitali. Ma a Berlino nessuno osa dire qualcosa, neanche Gentiloni che si è recato in visita dalla Cancelliera. Come ha scritto il quotidiano economico tedesco, «A Bruxelles e Berlino, si spera che le voci ragionevoli possano prevalere nelle elezioni (italiane), e che rimangano ragionevoli con una vittoria». A chi si saranno riferiti gli articolisti?

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La conferenza stampa dopo l’incontro

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