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Horst Seehofer © CC BY-SA 3.0 Michael Lucan WC

Le differenze sono evidenti e le esigenze, a quanto pare, anche. Nella “nuova” Grosse Koalition tedesca c’è in questo periodo una certa differenza d’opinione riguardo più argomenti, nonostante il contratto di governo sottoscritto e firmato dalle parti. La più evidente che ha ricoperto i titoli dei giornali tedeschi è quella su ciò che occorre fare riguardo la gestione dei profughi che vede da un lato il ministro degli Interni Horst Seehofer (Csu) e il suo partito, dall’altra la Cancelliera tedesca Angela Merkel (Cdu) e gli alleati della Spd.

Il Ministro bavarese è ben deciso a mettere in pratica azioni che rispecchiano il sentimento dei suoi elettori, e ha più volte dichiarato le sue esplicite intenzioni di voler dare un giro di vite alla politica dell’accoglienza. «Per le persone che non hanno il diritto di rimanere, dobbiamo stringere le regole in modo che possano tornare nel loro Paese», ha dichiarato all’inizio di maggio Seehofer alla “Passauer Neue Presse”. Sulla stessa lunghezza d’onda il compagno di partito Alexander Dobrindt che in un’intervista rilasciata alla “Bild am Sonntag” aveva definito «un’industria anti-rimpatrio» quanti si oppongono anche con ricorsi di tipo legale ai rimpatri forzati dei non aventi diritto e di quanti considerati pericolosi. Secondo l’ex ministro dei Trasporti, infatti, tali azioni costituirebbero «un sabotaggio dello Stato di diritto» e «una minaccia per il bene pubblico». Il riferimento concreto era legato all’episodio di Ellwangen, nel Baden-Württemberg, dove un gruppo di circa 200 richiedenti asilo aveva impedito alla polizia (costringendola ad una frettolosa ritirata) di prelevare un 23enne rifugiato del Togo, non avente diritto all’asilo, che doveva essere rimandato in Italia in base agli accordi di Dublino. L’uomo due giorni dopo è stato arrestato e proprio l’altro ieri l’alta Corte di Karlsruhe ha stabilito che il ricorso del suo avvocato deve essere respinto, pertanto ieri mattina è stato rimandato nel nostro Paese con un volo partito da Francoforte.

Ursula-von-der-Leyen-©-CC-BY-SA-2.0-Jim-Mattis-Flickr

Ma non sono questi i soli motivi di attrito fra i componenti della Große Koalition. Il capitolo delle finanze vede contrapposti soprattutto i socialdemocratici e la Cdu. In particolare il ministro delle Finanze Olaf Scholz (Spd) sembra non intenzionato ad aprire i cordoni della borsa per far fronte alle richieste di nuovi finanziamenti richiesti in particolare dal rieletto ministro della Difesa Ursula von der Leyen (Cdu). E questo nonostante le rosee previsioni di maggiori entrate finanziarie preventivate di qui al 2022 (dovrebbero passare dai 675 miliardi di euro del 2017 a poco più di 900 di qui a quattro anni).

Le Forze armate tedesche, si sa, hanno notevoli problemi di funzionamento delle proprie attrezzature militari (aerei, elicotteri, carrarmati e sottomarini che non funzionano), ma oltre a ciò c’è anche il problema di far contenta la Nato e il potente alleato d’oltre Atlantico che vorrebbero, in base agli accordi stabiliti nel 2015 nel Galles, che la Germania e gli altri Paesi partner dell’Alleanza arrivino al 2 per cento del Pil di spese per la Difesa. Attualmente questo obiettivo è ben lontano (siamo intorno all’1,24 per cento, ossia l’equivalente di 38,5 miliardi di euro) e questo contribuisce a far riscaldare gli animi. «Il ministro delle Finanze Scholz deve aderire all’accordo di coalizione», ha ribadito il portavoce della commissione bilancio del gruppo parlamentare della Cdu, Eckhardt Rehberg. Il portavoce del governo Steffen Seibert ha esplicitamente dichiarata la volontà della Cancelliera di voler aumentare le spese in questo settore, anche per permettere alla Germania di far fronte alle missioni internazionali a cui sta attualmente partecipando.

Olaf Scholz © CC BY-SA 3.0 Frank Schwichtenberg WC

Una soluzione al problema? La “Frankfurter Allgemeine Zeitung” propone di investire questi soldi richiesti in infrastrutture che sarebbero utili non solo alle Forze armate in caso di necessità operativa, ma anche alla società civile: si va da ponti mobili, che si possono costruire in un’ora e che oltre allo spostamento di truppe potrebbero servire in caso di emergenze come alluvioni, al rifacimento delle autostrade tedesche, rendendole anche compatibili con il passaggio di colonne di mezzi militari, per finire a infrastrutture ferroviarie, elettriche e di forniture Internet. Forse messa la cosa sotto questa prospettiva sarà più facile trovare un compromesso.

Come che sia le discussioni continueranno sicuramente a lungo, e questo fa pensare a quelle di casa nostra, per certi versi analoghe. Quello di cui finora ci possiamo dire sicuri è che, alla fine, in Germania si fa quadrato di fronte alle necessità della nazione. Da noi, almeno finora, la cosa accade più di rado.

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Il ministro Seehofer dopo l’episodio di Ellwangen

© Youtube afpde

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