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Senza tetto© il Deutsch-Italia

Senza tetto© il Deutsch-Italia

Tra le molte attrattive di Berlino non ci sono solo le luminarie dei bar, le lunghe file anche d’inverno di fronte ai locali techno oppure i ruderi dei monumenti storici circondati dai palazzi moderni in vetro ed acciaio. Ciò che colpisce come un pugno il visitatore nei primi giorni, ma che abitua l’occhio di chi ci vive per anni, è la presenza del “popolo sotterraneo”. Barboni o clochard, secondo quest’ultima ed ennesima etimologia politically correct impostaci, oppure semplicemente senzatetto, che è poi anche il termine adottato in Germania per descrivere chi non è riuscito a salire sul tumultuoso treno del neoliberismo che da almeno 30 anni ci sta conducendo con il pilota automatico verso Dio solo sa dove.

Spacciatori © il Deutsch-Italia

Spacciatori © il Deutsch-Italia

Tuttavia vi è anche chi su quel treno ci stava bene, o perlomeno credeva di starci, ma che ad un certo punto si era stancato e ne è uscito schiantandosi. Stiamo parlando di quelle decine di ragazzi e ragazze, con mesto cane dagli occhi tristi al seguito, che cercano di vendere per un euro e qualche spicciolo improbabili giornaletti per permettersi la regolare dose di sballo quotidiano. I segni dell’erosione prodotta dal sogno berlinese, per loro tramutatosi in incubo incosciente, sono presenti sulla faccia e sulle braccia visibili durante questa calda, ergo insolita, estate berlinese; i loro occhi sono vuoti e persi nell’orizzonte limitato del prossimo vagone che prenderanno per tentare di piazzare le loro vendite, mentre le bocche impastate biascicano un trito rituale che non fa nemmeno più alzare le teste dei viaggiatori, immerse negli smartphone di circostanza. Di solito nella loro richiesta di nemmeno 30 secondi (già un minuto sarebbe letale, vista la frequente vicinanza delle fermate della metro tra di loro) ci sono sempre, come un copione imparato a dovere, le scuse per il disturbo e la novità (ovviamente secondo la loro versione pubblica) di essere diventati Obdachlos – senzatetto appunto – da qualche settimana. Qualche viaggiatore impietosito fornisce i preziosi cent necessari per imbottirsi dell’oro bianco o di altre sostanze proveniente dalla nuova Eldorado, ed il viaggio esistenziale può riprendere il proprio circolo.

Kottbusser Tor © il Deutsch-Italia

Kottbusser Tor © il Deutsch-Italia

Per tre volte ho visto persone prendere l’eroina sulla pubblica piazza ed in tutte queste occasioni la mia mente non ha dimenticato mai la location né l’atmosfera circostante. La prima volta mi trovavo, in un inverno di qualche anno fa, a Kottbusser Tor, vicino alla piazza della movida notturna del quartiere multi kulti di Kreuzberg. Dovevo andare in un cosiddetto “WG Party”, ossia quelle tipiche feste private berlinesi dove la Polizei irrompe immancabile dalle 22:00 in poi su chiamata dei vicini per garantire il silenzio notturno. Non conoscendo bene il luogo, avevo percorso una rampa di scale su un edificio errato e, dopo nemmeno un piano, mi ero imbattuto in un giovane turco disteso per terra con lo sguardo sul soffitto ed una siringa impiantata nel braccio sinistro. Confesso ora la mia vigliaccheria, oltre che la fobia da siringhe ed aghi, che mi avevano spinto a fuggire come un topo dalla nave. La seconda volta attendevo la U-Bahn nel quartiere

Steglitz © il Deutsch-Italia

Steglitz © il Deutsch-Italia

dello shopping cittadino, che tale è rimasto dai tempi della divisione del Muro. Siamo a Steglitz, nella parte occidentale della metropoli, ed un uomo di ritengo circa 50 anni si stava preparando la sua dose, incurante delle persone che con le borse in mano di “Decathlon”, “H&M” e “Saturn” attendevano la metro della sera. Ancora una volta non ero riuscito ad osservarlo per più di qualche secondo prima di andarmene via racchiuso nel mio egoismo. La terza invece a Neukölln, in un qualsiasi sabato notte, ed ancora una volta le persone circostanti, in maggioranza giovani con birre in mano e arabi che paiono appena arrivati in Germania, sembrano non rendersi conto che uno dei tanti sommersi si sta preparando senza stress alcuno e con tutta calma la siringa, la polverina con l’accendino e il cucchiaio d’ordinanza. Osservandolo, questa volta senza scappare via, mi pare come un dottore che prepara il suo kit prima di operare con gli strumenti del mestiere. Anche questa è Berlino, ma guai ad intraprendere una crociata o perlomeno cercare di porre il problema privato su una cornice pubblica; si rischierebbe di passare per moralisti o peggio ancora per conservatori. Molto meglio educare i drogati a non lasciare le siringhe nei parchi, perché ci passano i bambini, oppure nelle scale degli androni, per non scandalizzare il professionista che ti vive accanto, come ho letto in alcuni piccoli volantini affissi sempre nel quartiere.

Schöneberg© il Deutsch-Italia

Schöneberg© il Deutsch-Italia

La sensazione percepita è quella di una marea umana sempre di più sull’orlo del collasso o dell’esaurimento nervoso, detto burn out come devozione verso i modelli d’oltreoceano. Vicino casa mia come non dimenticare una donna di mezza età, elegante e ben curata, che appena scesa dal vagone del treno si distende con le gambe all’aria sulle sedute della stazione. La cosa curiosa è che non sembrava affatto una sommersa, ma tentando di chiederle come stava senza ricevere alcuna risposta se non degli incomprensibili mugugni, forse ho capito che non aveva semplicemente più le forze per nuotare nel mare tedesco. Pertanto lo stravaccarsi sulle panchine col suo vestito elegante e le gambe distese verso il cielo altro non è stato che una normale reazione fisiologica del proprio corpo che ha detto basta.

Queste rappresentazioni della “scena berlinese” sono solo la punta di un iceberg la cui base rimane ancora sommersa. L’occultamento di questi interessanti fenomeni è garantito sia da una stampa “stampella” del sistema e sempre più ipnotizzante, ma anche da un certo modus operandi che qui tende a negare o minimizzare i problemi. Per esempio, sempre partendo da esperienze personali, non sarà forse un caso che nella stazione da me frequentata ogni mattina hanno iniziato dal nulla una serie di lavori, solamente in una parte occupata perennemente da “invisibili presenze” in sedia a rotelle, sacchi a pelo, vino in cartone e perfino vasi di plastica contenenti liquidi che il lettore può ben immaginare. Ho detto “invisibili”, perché la loro presenza era finora ribadita non tanto dalla vista dei passanti bensì dagli odori che da lì provenivano e che ammorbavano la stazione. Ragion per cui i lavori in quel padiglione cambieranno le cose, dando la giusta dignità ad uno dei tanti angoli periferici della Capitale tedesca.

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Tossicodipendenza a Berlino

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