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Per chi volesse conoscere una Berlino diversa vi proponiamo un tour alternativo da fare in bicicletta. Non uno di quelli turistici nel senso classico della parola, bensì un po’ particolare: ci concentreremo su luoghi storici e conosciuti da tutti, ma che al tempo stesso svelano un lato non sempre freundlich della Capitale tedesca.

La Porta di Brandeburgo

La Porta di Brandeburgo © il Deutsch-Italia

La Porta di Brandeburgo © il Deutsch-Italia

Il nostro viaggio parte dal monumento simbolo della città, quella Porta di Brandeburgo che attira turisti da ogni angolo del mondo. Per chi non lo sapesse, la Porta venne fatta edificare dal Kaiser di Prussia Federico Guglielmo II nel 1788 come simbolo di pace. I buoni propositi si scontrarono ben presto con la realtà; sotto i suoi portici passarono infatti gli eserciti napoleonici che assoggettarono la Prussia e si portarono a Parigi la famosa quadriga. Dopo la definitiva sconfitta di Napoleone i tedeschi se l’andarono a riprendere fino in Francia riportandola a casa, aggiungendole una piccola, ma significativa, croce teutonica che da quel momento in poi rappresentò l’ascesa del nazionalismo militarista tedesco fino alle due guerre mondiali. A sfilare sotto i medesimi portici non furono più eserciti stranieri bensì quelli locali che, tra chiodi in testa e croci uncinate, segnarono il passo all’Europa soggiogata.

L'Ambasciata americana © il Deutsch-Italia

L’Ambasciata americana © il Deutsch-Italia

Ma cosa ne possono sapere i turisti giapponesi e di altre nazionalità che tra mille selfie immortalano la loro presenza nella Capitale? I tempi sono cambiati anche visivamente; a significare la perdita di autonomia tedesca è la presenza dell’ingombrante Ambasciata americana che, a lato della Porta sembra quasi voglia sorvegliare le mosse dei vari governi tedeschi. Già mai qualcuno avrebbe potuto immaginare che, secondo le rivelazioni di Snowden, da quella stessa massiccia Ambasciata qualche zelante agente segreto, camuffato da impiegato, avrebbe intercettato le conversazioni della Cancelliera Merkel. Per non parlare delle Ambasciate francese, inglese e russa che, nell’arco di nemmeno duecento metri, circondano il centro storico a ridosso dell’Unter den Linden; le quattro potenze vincitrici per motivi diversi sono ora in rotta di collisione con il “Quarto Reich” (economico, si intende), che a colpi di export ed egemonia economica sta recuperando il terreno perduto. A chiudere il cerchio del nuovo corso tedesco fa capolino a fianco dell’Ambasciata americana una delle tante filiali della Commerzbank, quasi a voler simboleggiare la sincronia del potere finanziario con quello politico. Nel frattempo sul Reichstag, una volta bruciato e distrutto dai mortai, sventolano il tricolore germanico assieme al vessillo a dodici stelle dell’Europa.

L’anti estetico monumento sovietico

Il monumento sovietico per i caduti © il Deutsch-Italia

Il monumento sovietico per i caduti © il Deutsch-Italia

Ma torniamo al tour ciclistico che, come detto, potrebbe benissimo iniziare dalla Porta. Proseguendo sempre diritto si percorre la “Strada 17 giugno”, in onore della rivolta anti-sovietica accorsa a Berlino Est nell’estate del 1953 e soppressa manu militari, che taglia in due il parco cittadino del Tiergarten. Sulla destra si può notare un altrettanto ingombrante simbolo dell’occupazione straniera della Germania, dopo la sua sconfitta nell’ultima guerra. Stavolta gli yankees non c’entrano per nulla, dal momento che la statua tipica di un certo socialismo reale architettonico così come i caratteri cirillici non lasciano spazio a dubbi. Parliamo del monumento sovietico ai caduti, morti durante la battaglia di Berlino nel 1945; il monumento si trova in quella che fu la parte occidentale della metropoli divisa dal Muro e fu probabilmente l’unico punto in cui i soldati provenienti dall’Est erano autorizzati ad entrare nel settore Ovest per rendere omaggio ai loro compagni. Chissà se il turista in bici è consapevole che nei prossimi anni il monumento potrebbe perfino sparire; nel 2014 il quotidiano più letto nella colta e civilizzata Germania, ossia l’organo scandalistico Bild, aveva infatti proposto una petizione per far trasferire i carri armati russi, che ornano il memoriale, in un punto più periferico della città, come forma di rappresaglia per l’annessione della Crimea da parte della Russia di Putin. Passato il monumento, andando sempre

La Siegessäule © il Deutsch-Italia

La Siegessäule © il Deutsch-Italia

diritti, il ciclista si imbatterà nella Colonna della Vittoria – la famosa Siegessäule. Agli inizi l’imponente monumento venne progettato solo per commemorare la vittoria della potente Prussia contro i poveri vicini danesi, che persero parte dell’Holstein nella guerra del 1864. Visto che l’appetito vien mangiando, i prussiani sconfissero anche i fratelli austriaci nel 1866 e, cinque anni dopo, i francesi di Napoleone III nella famosa battaglia di Sedan, che vide la proclamazione del “Secondo Reich” a Versailles (non è un errore di battitura). Da qui l’idea di commemorare anche i successivi trionfi. Dopo la sconfitta del ’45, gli angloamericani, che amministrarono anche la zona del Tiergarten, non vollero smantellare l’oggettivamente imponente, anche se forse un po’ sgraziato (ergo typisch deutsch), monumento. Così come decisero di non toccare le innumerevoli statue di generali e di Bismarck che costellano tuttora il parco. Un certo nazionalismo tedesco presente durante l’intera durata del “Secondo Reich” guglielmino, tuttora vero tabu mediatico e di costume tanto che non escono articoli giornalieri come sul successivo periodo nazista, andava ancora salvaguardato per respingere il pericolo rosso e ricordare i fasti del passato.

Rosa, Karl e i canali del Tiergarten

La Friedrich-Ebert Stiftung © il Deutsch-Italia

La Friedrich-Ebert Stiftung © il Deutsch-Italia

Tuttavia il parco urbano del Tiergarten, oltre agli ameni prati ed i laghetti dove trovare riposo dal traffico cittadino, nasconde un altro lato oscuro. Nel gennaio del 1919 Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, fondatori del Partito Comunista tedesco, vennero uccisi e gettati in uno dei tanti canali lì presenti. A fucilarli furono i corpi franchi agli ordini del governo socialdemocratico – anche qui non si tratta di un errore di battitura – di Friedrich Ebert, Primo ministro, e di Gustav Noske, ministro della Difesa. L’aspetto interessante è che a segnare la loro condanna a morte furono due politici socialdemocratici di quello stesso partito, la SPD, che un secolo fa appoggiò sia la Prima Guerra Mondiale, voluta fortemente dai generali reazionari (e dai grandi industriali come i nostri Agnelli), sia la successiva repressione dei ceti rivoluzionari ad essa contrari e che negli anni precedenti avevano scontato la loro opposizione col carcere, come gli stessi Luxemburg e Liebknecht. I sensi di colpa della sinistra socialdemocratica di governo sono così forti che la fondazione vicina al partito è stata dedicata a quello stesso Friedrich Ebert, che decretò la condanna a morte dei compagni che sbagliarono e che tradirono il proprio Paese; la presa di coscienza è così profonda che la sede nazionale della Fondazione (Stiftung) Ebert è situata a Berlino a pochi minuti a piedi da quel medesimo Tiergarten dove vennero gettati i loro corpi. Ora, dopo un secolo, la SPD si dimostra ancora una volta volenterosa collaborazionista dei poteri forti al governo, avendo dato più volte un convinto appoggio alla Merkel e alle riforme del mercato del lavoro, che hanno aumentato povertà e precarietà anche qui nella ricca Germania. Ma questa forse è un’altra storia.

Zoo

Berlin Bahnhof Zoo 1979 © CC BY-SA 3.0 Statistica WC

Berlin Bahnhof Zoo 1979 © CC BY-SA 3.0 Statistica WC

Per ora basti sapere al turista in bici, che desideri seguire questo tour storico, che una Berlino considerata da sempre alternativa non fu altro in realtà che un luogo teatro di delitti politici di chi la pensava diversamente, oltre che una vetrina del potere che una Germania orgogliosa ha sempre voluto mostrare al resto del mondo. Per comprendere come i veri alternativi berlinesi siano da sempre stati una minoranza, pronta ad essere liquidata dal governo di turno, bisogna marciare ancora qualche centinaia di metri e dal Tiergarten spingersi fino al quartiere gravitante intorno al famoso Zoo. Quest’ultimo, luogo di ritrovo delle famiglie berlinesi e di turisti, fu in realtà conosciuto al pubblico internazionale negli anni ’70 per il romanzo di Christiane F., poi trasposto anche in un film, che narrava le imprese di minorenni che per vincere la disperazione di vivere a Berlino Ovest (non ho scritto Berlino Est, ergo non si tratta del terzo errore di battitura in questo articolo), avevano pensato bene di passare le loro giornate ad iniettarsi eroina nelle vene. Oltre ad un tasso di 34 suicidi all’anno ogni centomila abitanti, Berlino Ovest poteva annoverare un altro record mondiale: quello della ragazza più giovane morta di overdose, la quattordicenne Babette Döge. Non male davvero per l’unica isola occidentale a libero mercato, immersa nel mare comunista…

Fine prima parte – continua qui

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Il Tiergarten nel corso del tempo

© Youtube Henning Krause

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