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© il Deutsch-Italia

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Le autostrade tedesche sono sinonimo di libertà per gli automobilisti che le frequentano, per via di lunghi tratti senza limiti di velocità che consentono di “scatenare” i motori delle potenti auto che guidano, ma sono anche un incubo, soprattutto d’estate, perché sono spesso “funestate” da estenuanti file chilometriche dovute nella maggior parte dei casi da lavori che sembrano infiniti.

Soprattutto ponti e cavalcavia avrebbero bisogno di manutenzione. Per gli ingegneri tedeschi degli oltre 40mila, per un totale di 30milioni di metri quadrati di asfalto, ben un ottavo avrebbe bisogno di urgente cura per l’avanzato stato di fatiscenza. Infatti, secondo l’Istituto federale di ricerca autostradale (BASt) tra settembre del 2014 e marzo di quest’anno sono stati riparati ben 6,8milioni di metri quadrati di strade, ma nel contempo ne sono peggiorati 8,8milioni. Principali colpevoli di questo stato di cose sarebbero i grandi e pesanti camion. Dal momento che la maggior parte della rete autostradale tedesca risale agli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, non era stata progettata per sostenere un grande traffico di mezzi pesanti.

Andreas Scheuer © CC BY-SA 3.0 Fotograf Studio Weichselbaumer Flickr

Andreas Scheuer © CC BY-SA 3.0 Fotograf Studio Weichselbaumer Flickr

La politica dei trasporti in Germania finora sembrerebbe essere stata poco lungimirante. Le infrastrutture sono state particolarmente trascurate, e quel che stupisce di più soprattutto nella ex Repubblica dell’Ovest. Al contrario, infatti, all’Est, quando ci fu la riunificazione, molte delle vecchie strutture dell’ex DDR vennero distrutte e ricostruite, pertanto risultano essere più nuove di quelle degli ex Stati della BRD. Particolarmente disastrate sembrerebbero essere le condizioni delle infrastrutture del Saarland e della zona di Amburgo, dove più di un quarto della superficie dei ponti è in condizioni fatiscenti. L’attuale ministro dei Trasporti Andreas Scheuer (CSU) ha promesso dei miglioramenti attraverso un progetto di legge che dovrebbe semplificare le procedure di approvazione per i progetti infrastrutturali, e abbreviare i tempi di archiviazione delle azioni legali. Questo anche perché uno dei mali principali che attanagliano le ristrutturazioni sono le procedure complesse e lunghe messe in atto per la manutenzione.

Proprio per evitare questo tipo di problemi, l’ex ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt (CSU) aveva stabilito che dal 2021 dovrà essere una società statale per le infrastrutture ad occuparsi di tutte le procedure. Tuttavia, secondo il rappresentante dei Verdi Stephan Kuhn questo non sarà sufficiente: «Solo se lo Stato assicura investimenti a lungo termine, le autorità e l’industria delle costruzioni hanno la necessaria sicurezza di pianificazione per assumere lavoratori qualificati», ha dichiarato polemico. Intanto, nella speciale classifica delle infrastrutture più mal ridotte, dopo il Saarland e Amburgo, come dicevamo, spiccano l’Assia, la Renania Palatinato, il Baden-Württemberg, Berlino e la Baviera.

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Le autorità statali controllano i ponti due volte l’anno e i dati raccolti vengono memorizzati in un database e trasmessi al BASt. Tali dati, però, non sono resi pubblici per non creare allarmismi. Nel 2008 il giornalista Lars-Marten Nagel, allora all’agenzia stampa “DPA”, fece richiesta dei dati al ministero federale dei Trasporti, appellandosi alla legge sulla libertà d’informazione. Il risultato è stata una disputa legale durata fino al 2015, quando solo alcuni dati sono stati resi di pubblico accesso.

Da noi in Italia non è che le cose vadano meglio. La gestione della rete è troppo frammentata e infiniti sono i rimpalli di responsabilità tra enti e amministrazioni varie (Stato, Regioni, Province, Comuni e società concessionarie varie), che sempre più spesso portano alla paralisi dei cantieri. Sui circa 6.500 chilometri di autostrade ci sono circa 4.200 tra ponti, viadotti e gallerie gestite dalla società Autostrade per l’Italia. E non esiste una mappatura dei cavalcavia. Tra il 2016 e il 2017 sono tre i ponti che sono crollati. L’ultimo il 18 aprile dello scorso anno sulla tangenziale di Fossano, in provincia di Cuneo. Speriamo che sia l’ultimo.

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Un incidente sulla A7 tedesca

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