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La notte delle stelle cadenti

La notte delle stelle cadenti – Sellerio

«Io posso concedermi libertà che uno storico non può permettersi, però entro i limiti che uno storico accetterebbe» ha dichiarato Ben Pastor, scrittrice italiana naturalizzata statunitense (Roma, 4 marzo 1950) E lo ha fatto in occasione della recente pubblicazione del suo ultimo libro “La Notte delle Stelle Cadenti (edizioni Sellerio) ai microfoni del “TG5”, la mattina dell’Epifania. Studiosa della “mente genocidiale” la Pastor (all’anagrafe italiana Maria Verbena Volpi) è nota al grande pubblico soprattutto per l’opera “Kaputt Mundi”, terzo romanzo del ciclo dedicato al personaggio immaginario di Martin Bora ufficiale dell’esercito tedesco sullo sfondo dell’occupazione militare della città di Roma.

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Un’operazione voluta dagli aristocratici

Arthur Nebe © Bundesarkiv-101III-Alber-096-34-Alber Kurt © CC-BY-SA-3.0

Arthur Nebe © Bundesarkiv-101III-Alber-096-34-Alber Kurt © CC-BY-SA-3.0

Ne “La notte delle stelle cadenti” è sempre lui, Martin Bora, colto, aristocratico e malinconico ufficiale della Wehrmacht, il protagonista della storia. Bora viene convocato a Berlino per indagare sull’efferato omicidio del mago di Weimar (figura – come è noto – realmente esistita) coetaneo del Führer e suo astrologo personale. Tra tutti gli incontri, quello che più lo preoccupa è quello con l’SS- Gruppenfuhrer Arthur Nebe, più tardi a capo degli squadroni della morte, anch’egli figura storica di rilievo in quel periodo. Poco tempo dopo, l’evento che completerà lo scenario. L’attentato di von Stauffenberg, cui Hitler sfuggì per puro caso.

Claus von Stauffenberg

Claus von Stauffenberg

L’operazione “Valchiria”il fallito complotto contro Hitler – rimane dunque sullo sfondo, ricostruita tuttavia dall’autrice in maniera sapiente e rigorosamente documentata. Il Führer era sempre riuscito a sottrarsi, fino a quel momento – complice un destino benevolo – ai massacri della guerra. Lo stesso benevolo destino che capovolge le sorti dell’operazione, quella maledetta mattina del 20 luglio 1944, quando alle 12:42 nel quartier generale di Rastenberg, esplode un ordigno. Una fiammata che avvolge la sala e provoca molti feriti e quattro morti, tre ufficiali e uno stenografo. Ma Hitler si salva. E se la cava con la rottura del timpano e un orecchio tagliato, visibile anche nelle immagini di repertorio che lo riprendono sorridente e insolitamente conciliante al capezzale dei suoi camerati.

Stauffenberg Hitler Keitel © Bundesarkiv 146-1984-079-02 © CC BY-SA 3.0

Stauffenberg Hitler Keitel © Bundesarkiv 146-1984-079-02 © CC BY-SA 3.0

Era stata l’aristocrazia tedesca a promuovere quell’azione. Eliminare Adolf Hitler era la premessa necessaria per attuare il colpo di Stato e instaurare un nuovo governo il cui compito sarebbe stato quello di negoziare una pace separata con gli Alleati. A guidare il gruppo degli ufficiali ribelli era il tenente colonnello Claus von Stauffenberg. Il suo cognome completo era in realtà Schenk Graf von Stauffenberg, in quanto la famiglia Stauffenberg aveva voluto aggiungere il termine Graf (conte) come parte del cognome dopo l’abolizione dei titoli nobiliari da parte della Repubblica di Weimar. Nobiltà d’animo, oltre che di famiglia – fa notare la Pastor.

«Nessuno fu un santo, in quel Regime, questo è certo – ci tiene tuttavia a sottolineare l’autrice del romanzo – nel Terzo Reich ci furono solo uomini meno cattivi degli altri, che seppero meglio capire dove fermarsi. E che si salvarono l’anima talvolta solo per un atto di omissione». L’affermazione ‘non potevo rifiutare perché’ – conclude la Pastor è sempre – ricordiamolo – la più vile delle giustificazioni.

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L’operazione „Valchiria“ nella realtà…

© Youtube Xaric2k da „La Storia siamo noi“

…e nella finzione

© Youtube HOME CINEMA TRAILER

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