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© il Deutsch-Italia

Ne vengono dette molte di cose su Berlino, ma probabilmente quella più celebre anche in Italia è la convinzione secondo la quale la metropoli tedesca sia un posto libero nel quale sia possibile sperimentare di tutto con tutti, senza freni mentali e soprattutto senza quel retroterra piccolo borghese che invece in Italia bloccherebbe qualsiasi attività culturale. Per esempio chi di voi residenti in Italia non ha infatti almeno una volta nella propria vita sperimentato un’ordinanza comunale che minacciava la chiusura di locali, per lo più ubicati in centro, qualora non avessero fatto cessare gli schiamazzi della clientela che toglievano il sonno ai poveri residenti? Ebbene nella Capitale della Germania la situazione è la medesima, se non addirittura peggiore.

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Innanzitutto partiamo da esperienze personali. In una zona centrale di Berlino è presente un palazzone squadrato di cinque piani che potrebbe benissimo inserirsi in qualsiasi vialone della Berlino socialista reale che fu. In verità questo grigio cubo, anzi parallelepipedo, architettonico altro non è che la cosiddetta Theaterhaus Berlin Mitte, ossia una vera e propria Casa dei Teatri situata nel cuore della metropoli. Da ventisei anni, attraverso l’impegno quotidiano di una decina di gruppi teatrali, la struttura è diventata il centro culturale per chiunque voglia avvicinarsi al mondo del teatro a Berlino. Qualche settimana fa avevo notato (previa segnalazione) alla porta di ingresso del locale bar un piccolo volantino che tra grassetti e punti esclamativi vari non lasciava presagire nulla di buono. Infatti nelle parole minacciose del direttore della Casa dei Teatri, che in teoria avrebbe dovuto prendere le difese della propria comunità, si poteva leggere la preoccupazione derivante dalla continua apertura delle finestre delle stanze occupate dai diversi gruppi teatrali, che avrebbe come intollerabile conseguenza quella di far uscire i rumori degli attori ed altre emissioni uditive che a loro volta disturberebbero i poveri abitanti situati nelle vicinanze. L’ordine perentorio era, ed è tuttora, quello di chiudere, anzi di sbarrare, le finestre, pena possibile chiusura della struttura culturale a causa delle proteste del vicinato.

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La mia analisi sulla Berlino sempre più perbenista prosegue nel quartiere multi – kulti di Neukölln. In questo Bezirk, così amato dalla sinistra alternativa, due locali gestiti da italiani si sono imbattuti nella medesima calamità denominata con il solito termine anglofono di Gentrification. Entrambi hanno dovuto difendere i loro fortini dalla furia dei normalmente sommessi vicini tedeschi che mal sopportano il rumore. Il primo locale si chiama, anzi si chiamava, Ofen Bar e si trovava a metà strada tra Neukölln e Kreuzberg in una zona tuttora piena zeppa di locali per giovani. Nel giugno dell’anno scorso ha dovuto chiudere per le proteste dei vicini sopra accennate. Il gestore aveva tentato in tutti i modi di coinvolgere la cittadinanza, aveva addirittura introdotto il concetto di concerto silenzioso tramite delle cuffie da affidare ad ogni ospite del bar per non disturbare appunto gli altri, ma non c’è stato verso. Nein, significa no e quindi il bar ha dovuto chiudere i battenti. Sempre a Neukölln, questa volta in una zona più defilata e vicina all’ex aeroporto di Tempelhof, un altro bar gestito da italiani ha rischiato anch’esso di chiudere baracca e burattini. Il proprietario dello stabile affittato aveva probabilmente fiutato l’aria e capito che poteva alzare i prezzi dell’affitto, visto che anche questo quartiere, fino a qualche anno fa considerato dai berlinesi stessi solo come un ghetto da evitare, stava conoscendo un flusso di inquilini disposti a pagare subito in cash senza battere ciglio. Tuttavia in Germania vi sono ancora delle leggi che tutelano gli inquilini, tant’è che per esempio il canone d’affitto non può essere aumentato a dismisura da un anno all’altro, bensì deve rispettare dei limiti massimi. Ragion per cui gli unici modi per cacciare un inquilino e farne entrare un altro ben più ricco, aumentando così i propri introiti, sono essenzialmente due: quello di giustificare l’aumento del canone attraverso dei lavori di ristrutturazione – le cosiddette Renovierungen – oppure quello di accusare in maniera capziosa l’inquilino – com’è successo in questo caso – di non rispettare le finalità del contratto.

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Nella vicenda del bar, denominato La Bettolab, l’affittuario anche grazie ad un’efficace raccolta firme in segno di solidarietà è riuscito per ora a salvare la sua attività. Ma fino a quando durerà? Quel che dovrebbe essere chiaro agli estimatori di una Berlino autoproclamatosi alternativa è che anch’essa si sta piegando ormai da tempo alla logica del profitto. Famiglie per lo più straniere, quindi con meno consapevolezza dei propri diritti, ma non solo, hanno dovuto lasciare i propri appartamenti dove vivevano da anni e dove hanno visto crescere i loro figli, per lasciare spazio a figli di famiglie benestanti o magari essi stessi liberi professionisti provenienti dalla Baviera e dal Baden Württemberg, ovvero i Länder più ricchi della Germania. Questi tedeschi agiati hanno voluto trasferirsi nella patria della trasgressione, ma al tempo stesso hanno portato con sé il loro retaggio provinciale e benpensante. Oltre ad aver contribuito a cacciare le storiche famiglie berlinesi che da decenni vivevano in quartieri un tempo malfamati ed ora “alternativi”, e perciò nelle mire degli speculatori, essi, con la loro mentalità casa – lavoro – famiglia, hanno costretto a far chiudere numerosi locali e varie strutture che, nel bene o nel male, rappresentavano un polo culturale alternativo nella Berlino che fu. Questa è la principale causa del clima di silenzio forzato che sta ammorbando la vita notturna della città; perfino nei quartieri centrali è ormai prassi diffusa notare volantini affissi alle vetrate dei locali nei quali si intima la clientela a fare silenzio e a non disturbare il vicinato a partire dalle 22:00, qualche volta addirittura dalle 21:30, pena una sostanziosa multa per i gestori del bar o come extrema ratio la chiusura del medesimo. Non sarà un caso che la legge che regola l’emissione di rumori notturni che possano disturbare la cittadinanza, sia stata emanata dal Senato di Berlino controllato dalle sinistre nel 2005, ossia a partire da quel particolare periodo nel quale la speculazione edilizia e la gentrificazione causata da benestanti importati dall’interno hanno cominciato a prendere il volo. Una domanda dovrebbe sorgere spontanea: ist Berlin noch sexy?

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Gentrificazione in Neukölln

Il futuro di Berlino?

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