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Das Parlament

Das Parlament

È pubblicato dal 1951, fino al 2000 dall’Agenzia federale per l’educazione civica, poi direttamente dal Parlamento tedesco e la sua tiratura è di circa 14mila copie, ma è disponibile anche in una versione online: stiamo parlando di “Das Parlament”, un settimanale che si occupa prevalentemente di politica. Prevalentemente, ma non solo. Almeno stando all’ultimo numero, dedicato in gran parte ad un argomento che fa sicuramente discutere: il sesso.

Finora non era mai successo che una pubblicazione per così dire “istituzionale” affrontasse un argomento apparentemente così distante dal suo tema principale. In realtà, come ha scritto nel suo editoriale d’apertura Johanna Metz redattrice del periodico, il sesso ha molto a che fare con le decisioni che prende la politica. Lo Stato, sottolinea la Metz, rispetto al potere religioso che ne ha sempre in qualche modo monopolizzato la discussione (ne sappiamo qualcosa noi in Italia con la Chiesa cattolica), è rimasto indietro a tal proposito. Nel 2019 non dovrebbe più essere un tabù parlare di sessualità, visto il continuo bombardamento che viene offerto ad ogni ora del giorno e della notte da siti internet, applicazioni per smartphone che consentono incontri più o meno fugaci, riviste e trasmissioni televisive. Eppure l’argomento non è così scontato.

sessoIn Germania, ad esempio, nel 2017 gay e lesbiche hanno visto riconosciuta da un punto di vista giuridico la possibilità di sposarsi, unendosi così a Olanda, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia, Regno Unito (esclusa l’Irlanda del Nord), Lussemburgo, Irlanda e Finlandia. Il che è senz’altro positivo, anche se dall’altro lato esistono ancora questioni come quella dei paragrafi “a” e “b” dell’articolo 219 del codice penale: “Pubblicità per l’interruzione di gravidanza” e “Diffusione di mezzi atti all’interruzione di gravidanza”. In pratica, in base a questi due paragrafi, chiunque pubblicizzi o favorisca la diffusione dell’aborto (non medici autorizzati) è punibile con la reclusione fino a 2 anni o una multa. Da noi l’interruzione di gravidanza è un diritto sancito dalla legge 194 del maggio 1978 (ha compiuto 40 anni lo scorso anno), ma purtroppo non sempre viene applicata, perfino nelle strutture pubbliche.

In Baviera, regione a maggioranza cattolica, ogni venerdì sera i sostenitori dell’associazione ultra cattolica Maria Goretti si ritrovano a recitare il rosario davanti la sede del ministero della Cultura, con il proposito di “convincere” il Ministro ad abolire l’educazione sessuale nelle scuole della regione.

sessoI giovani, non solo quelli delle scuole di Baviera, sono al centro delle attenzioni di genitori “preoccupati” per il futuro della sessualità dei propri figli. E così nella culla della Mercedes-Benz e della Porsche, a Stoccarda, capitale del ricco Baden-Württemberg, si possono vedere manifestanti che protestano contro i piani educativi della coalizione verde-rossa con cartelli che recitano: “Kinder brauchen Liebe, keinen Sex”, i bambini hanno bisogno d’amore e non di sesso.

Dunque quello del sesso è un vero e proprio argomento di battaglia per l’agone politico e la Germania s’è fatta recentemente portavoce delle istanze più avanzate in tal senso. All’inizio dello scorso anno, il Senato di Berlino aveva finanziato una brochure che recitava “Murat gioca ad impersonare la principessa, Alex ha due mamme e Sophie ora si chiama Ben”. Il problema è che era rivolta a bambini dell’asilo. Era un opuscolo di 140 pagine che, a detta di chi l’aveva promosso, tendeva ad aiutare professionisti, team e istituzioni dell’educazione della prima infanzia a trattare le dimensioni della diversità di genere, identità di genere e orientamento sessuale nel quadro dell’istruzione di inclusione. Forse, oggettivamente, un po’ troppo presto in relazione all’età dei “fruitori” finali.

Il terzo genere

Il terzo genere

Le associazioni dei genitori che protestano si sentono escluse dalle scelte delle modalità di educazione sessuale dei propri figli. Purtuttavia, secondo il Centro federale per l’educazione alla salute (BZgA), i giovani oggi non apprendono più le nozioni inerenti la sessualità dalla scuola o dai genitori, bensì si rivolgono ad internet, o attraverso i film porno o attraverso i filmati di Youtube. Il canale “Fickt Euch! Alles rund um Sex und Liebe” con circa 18mila iscritti era stato perfino finanziato dal ministero federale della Famiglia. E intanto lo scorso dicembre il Parlamento tedesco ha, su richiesta della Corte costituzionale federale, sancito il diritto alla registrazione alla nascita di un terzo genere sessuale, oltre a quelli maschile e femminile. Ancora una decisione all’avanguardia, ancora una decisione che susciterà sicuramente discussioni in parte della società tedesca e non solo.

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Il canale Youtube di „Fickt euch!“

© Youtube Fickt euch! – Ist doch nur Sex

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