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«Sognavo di fare il corrispondente dall’estero, l’inviato in giro per il mondo. Ci sono riuscito seguendo e raccontando lo sport, e non la considero una diminuzione. Anzi». In questa frase scritta dall’autore è racchiuso il senso del libro autobiografico “Non volevo fare il giornalista sportivo” di Marco Degl’Innocenti (Futura edizioni, 169 pag., 16 euro).

L’autore, giornalista professionista dal 1973, iniziò la sua avventura due anni prima in Germania, presso la redazione in lingua italiana della radio “Deutschlandfunk” di Colonia. Rientrato in Italia, dopo un breve periodo presso il “Corriere d’Informazione” di Milano (edizione pomeridiana del “Corriere della Sera”), entrò alla “Gazzetta dello Sport” dove lavorò per molti anni. Dopo una “pausa” come capo ufficio stampa della Fiat a Francoforte e Londra, nel 1999 tornò a fare il corrispondente per la “Gazzetta” dalla Germania, fino al 2013 quando andò in pensione.

Il libro parla dunque di episodi vissuti in prima persona nella sua lunga carriera di cronista, durante la quale gli sono stati indispensabili due fattori: l’amore per la Germania e la conoscenza del tedesco. L’inizio con la “Gazzetta dello Sport”, nel 1972, all’epoca della direzione di Gualtiero Zanetti: «Mi pagavano, regolarmente, non certo in nero, ben 10mila lire al pezzo. Una cifra notevole per quegli anni, a maggior ragione se paragonata alle miserie che percepiscono adesso i giovani (e meno giovani) colleghi free-lance».

M. Degl’Innocenti – G. Trapattoni

Innumerevoli, come dicevamo, gli episodi che hanno costellato una carriera piena di soddisfazioni. Quel che traspare durante la lettura del libro è tanto il divertimento e l’auto-ironia nel raccontarli, quanto la soddisfazione di averli vissuti dal vivo. Come quando a Bellagio, nel 1974, durante l’incontro tra l’allora Presidente del Consiglio Mariano Rumor e il Cancelliere Helmut Schmidt riuscì a fare un autentico scoop, beffando i più blasonati ed esperti colleghi, rivolgendosi direttamente nella sua lingua al leader tedesco: «Herr Bundeskanzler, haben Sie uns das Geld mitgebracht?», signor Cancelliere, ci ha portato i soldi?. Lo scopo dell’incontro era per l’Italia quello di ottenere un credito agevolato da parte della Bundesbank. Schmidt confermò che l’accordo sarebbe stato sottoscritto. L’informazione uscì a titoli cubitali nell’edizione pomeridiana del “Corriere della Sera” (il Corriere d’Informazione) senza neanche aspettare la conferenza stampa successiva all’incontro. Un po’ di fortuna, un po’ di improvvisazione, un po’ di fiuto giornalistico. Nella vita anche il caso conta.

Una delle ultime interviste di M. Schumacher

Moltissimi i personaggi che hanno fatto parte della vita personale e di quella professionale di Degl’Innocenti. Da politici, di cui abbiamo accennato, a imprenditori e presidenti di club calcistici come l’avvocato Agnelli, passando per calciatori mitici come Johann Cruyff e allenatori come Ilario Castagner, da campioni della Formula 1 come Michael Schumacher (che gli concesse una delle ultime interviste prima di ritirarsi dalle corse) a grandi firme del giornalismo, sportivo e no, come Giampaolo Pansa, Candido Cannavò, Roberto Giardina e Luciano Barile. Ma uno sportivo in particolare è stato parte della sua vita professionale e personale: Karl-Heinz Rummenigge, per tutti “Kalle”. Nel marzo del 1984, quando il campione tedesco si trasferì in Italia per giocare nell’Inter, iniziò la loro frequentazione per motivi professionali, e ben presto diventò anche un’amicizia familiare, agevolata senz’altro dal fatto che Degl’Innocenti era uno dei pochissimi giornalisti dell’epoca a parlare la lingua del calciatore. Tra gli episodi raccontati particolarmente intensi quello dell’incontro con il Papa, Giovanni Paolo II in Trentino Alto Adige, dove andava a sciare, e quello con il Presidente Sandro Pertini, anche lui assiduo frequentatore delle montagne di Selva di Val Gardena.

Solo un cruccio, ci ha confessato l’autore, ha “rovinato” la sua carriera: quello di non aver fatto a tempo ad intervistare Ayrton Senna. E ci ha fatto una confidenza. Tra tutti gli sport di cui si è occupato, tanto perché praticati quanto perché ne ha scritto, solo due non lo hanno mai entusiasmato: la pallacanestro (che pure ha praticato) e l’hockey sul ghiaccio. Il motivo per quest’ultimo? Perché fa troppo freddo durante le partite.

E pensare che vive da oltre trent’anni in Germania.

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„Kalle“ in un ritratto intimo di Gianni Minà

© Youtube lucazollino75canale7

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