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ARTISTS ON STRIKE
“Artisti in sciopero”

 WOJTEK FILMS (Polonia) & FILMLUX (Italia)
Con la partecipazione della città di Danzica

Coproduzione Italia – Polonia Durata: 107 min.

Regia e sceneggiatura: Elena de Varda

 

© Elena de Varda

© Elena de Varda

Tra il 1975 e il 1989 si sviluppò in Polonia un grande movimento di cultura clandestina sotto l’egida della parola chiave “Solidarietà”, “Solidarność”. Gli artisti liberarono il vento della speranza e la loro voce si trasformò nella fiaccola della speranza che liberò migliaia di persone dal giogo della paura. Gli effetti della solidarietà furono così dirompenti che l’intera Europa ne venne trasformata e i muri abbattuti.

Tra i tanti personaggi che partecipano a questo documentario, annoveriamo il Premio Nobel Lech Wałęsa, i noti attori Krystina Janda e Olgierd Łukasiewicz e artisti dal calibro straordinario quali Jerzy Kalina, Tadeusz Kantor e molti altri meno conosciuti all’estero, ma assai rinomati nella patria di origine.

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L’arte e la cultura possono cambiare il mondo

© Elena de Varda

Elena de Varda © Elena de Varda

Un documentario in cui emerge il ruolo dell’arte e della cultura nel rinnovamento sociale, politico dell’Europa orientale che portò all’abbattimento del Muro di Berlino. Furono gli artisti per primi ad avere l’idea di rifugiarsi nelle chiese per non dover esporre nei luoghi pubblici considerati dominio della dittatura comunista. Alcune chiese, come ad esempio quella diroccata di via Żytnia, al confine con l’antico ghetto di Varsavia, vennero trasformate temporaneamente in gallerie d’arte. Da allora molte altre chiese ne seguirono l’ esempio.

L’autrice del documentario, Elena de Varda, a 18 anni vinse una borsa di studio per Artisti per la Polonia, erano gli anni 1987/89. Partendo dalla sua esperienza personale di quegli anni, dalle impressioni di una giovanissima italiana simpatizzante dell’ideologia comunista abbracciata allora dalla maggior parte degli intellettuali italiani, ci confrontiamo col “comunismo reale” in vigore in Polonia. Nonostante che i polacchi combatterono per la nostra e la propria libertà a Montecassino al fianco degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbero un destino assai diverso dal nostro.

Dall’intensità degli incontri con alcuni artisti di allora, ritorniamo al presente e tracciamo un affresco vitale, attraverso il vissuto e le esperienze degli artisti che più di altri ebbero una grande influenza sulla società contemporanea.

 Lo sciopero degli artisti

Walesa © Elena de Varda

Walesa © Elena de Varda

Tra gli anni 75-89 si sviluppò in Polonia uno dei movimenti artistici e culturali clandestini più potenti di questo secolo che ebbe un ruolo predominante nella rivoluzione che trasformò i confini europei. Artisti e intellettuali si affiancarono alle rivendicazioni operaie, creando un effetto dirompente per la dominazione sovietica imposta dall’esito ingiusto della seconda guerra mondiale. Gli artisti aderirono in massa ad uno “sciopero”, per cui si rifiutarono di esporre in gallerie ufficiali o recitare in teatri di stato o in televisione, preferendo appartamenti privati o le chiese. Il loro ruolo fu molto importante per attivare la transizione e il cambiamento e coinvolgere la società civile.

Tutte le gallerie d’arte, tutti i teatri e i due unici canali televisivi erano di dominio statale – sovietico e quindi del “nemico” ed era una questione di etica fondamentale per un artista non accettare compromessi, non esporsi, per mantenere credibilità presso il proprio pubblico. Il movimento culturale sotterraneo divenne protagonista indiscusso e migliaia di persone visitarono le gallerie clandestine, assistettero a performance in strada, acquistarono e si scambiarono riviste clandestine e letteratura proibita. I libri importati clandestinamente venivano passati di mano e la lettura frenetica divenne di moda.

La stessa parola Solidarność ovvero “Solidarietà” fu “invenzione” di un giovanissimo artista, Jerzy Janiszewski per il bollettino del sindacato e venne poi adottata per designare il sindacato stesso. L’energia che si scaturì dalla “Solidarietà” fu così intensa, che artisti di tutto il mondo unirono la loro voce di protesta al fianco degli operai di Danzica influenzando enormemente l’opinione pubblica.

La rivoluzione dalla fabbriche si spostò nelle chiese e alcuni anni dopo invase le strade attraverso la “Rivoluzione Arancione”, organizzata in chiave di performance artistico teatrale dagli studenti.

I legami con l’Italia

© Elena de Varda

© Elena de Varda

Gran parte dei manifesti di Solidarność vennero stampati in Italia e trasportati di nascosto in Polonia, e in Italia si organizzarono mostre itineranti dei manifesti polacchi per coinvolgere la società civile ad appoggiare Solidarność . I sindacati italiani di vario orientamento politico (CILS, UIl, GGL) si trovarono tutti d’accordo ed appoggiarono Solidarność. Alcuni artisti furono costretti a lasciare la Polonia per motivi politici e scelsero come patria temporanea l’Italia: il teatro Osmego Dnia (Teatro dell’ottavo giorno) si trasferì vicino a Ferrara per tre anni e Tadeusz Kantor preparò a Firenze lo spettacolo Wielopole Wielopole.

A Modena nel 1981 in una cooperativa comunista si stampò il manifesto anticomunista più famoso della storia,che poi venne bloccato alle frontiere dagli stessi “fratelli” comunisti; il manifesto è attualmente esposto al Victoria Albert Museum di Londra e nel museo di Solidarność a Danzica. Gli operai italiani della tipografia lavorarono gratuitamente e di nascosto dai propri capi comunisti: la solidarietà oltrepassò le barriere ideologiche.

In lingua inglese

Quando: sabato 16 febbraio alle 16:15

Dove: ilkino.de (Nansenstraße 22, 12047 Berlin)

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Lo scipero degli artisti

TRAILER ARTISTS ON STRIKE from elena de varda on Vimeo

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