Il gioco della sedia © Kess Film

Il gioco della sedia © Kess Film

“Reise nach Jerusalem”, in tedesco, è il nostro “gioco della sedia”, quello in cui una serie di partecipanti inizia a girare intorno a delle sedie al suono della musica; quando la musica si ferma, bisogna cercare di sedersi in fretta perché il numero delle sedie a disposizione è di uno in meno rispetto a quello dei partecipanti al gioco, e si rischia di rimanere esclusi dal turno successivo se non si trova un posto.

L’esclusione: questo il tema del film scritto e diretto da Lucia Chiarla, sceneggiatrice e regista genovese trapiantata a Berlino dal 2006, e prodotto dalla Kess Film, casa di produzione cinematografica indipendente di stanza nella Capitale tedesca. Un tema che si declina in vari modi, a partire da quello della protagonista, Alice, una 39enne, magistralmente interpretata da Eva Löbau, che vive l’esclusione attraverso la propria condizione di disoccupata che non riesce a ricollocarsi nel mercato del lavoro. Ma l’esclusione è anche quella dei protagonisti che le girano attorno, in una Berlino, o meglio, in una Germania che non è poi tanto la mecca del lavoro e dell’inclusione che si è portati a credere. Esclusi sono i genitori della protagonista della storia, una coppia di pensionati che conducono una vita modesta e che sopravvivono colmando i propri sogni nella speranza di vedere la figlia realizzata sia da un punto di vista lavorativo, sia da un punto di vista affettivo. Escluso è Luca, un giovane italiano, interpretato da Beniamino Brogi, vicino di casa di Alice, che tira avanti facendo il gigolò e lo spogliarellista nelle feste di addio al nubilato, nella speranza di “sfondare” come musicista. Esclusi sono tutti i personaggi che la protagonista incontra nel suo calvario per la ricerca di un lavoro, quelli che ritrova negli inutili corsi di “formazione”, cui è costretta a partecipare dal “Job Center”, pena la perdita del sussidio di disoccupazione che le viene erogato in cambio di una totale perdita di privacy nella propria vita.

Giulio Baraldi © Kess Film

Giulio Baraldi © Kess Film

Il film, come dicevamo, è stato prodotto da una piccola casa di produzione italiana indipendente, diretta da Giulio Baraldi, milanese, prima attore di teatro, poi riconvertitosi alla produzione cinematografica grazie all’incontro con Nicola Giuliano, il produttore di Paolo Sorrentino. Dopo l’incontro in un bar berlinese con la regista Lucia Chiarla, appassionatosi alla storia del film, decise di investire le proprie energie nel realizzare il progetto.

«La sceneggiatura del film somigliava molto ad uno spettacolo che io avevo scritto e diretto una quindicina di anni fa in Italia che si chiamava “mobbing”», mi dice Baraldi quando lo incontro nel suo ufficio berlinese nel quartiere di Mitte, «per questa ragione ho deciso di produrre il film. Io sono venuto in Germania anche perché immaginavo che ci fossero ancora un Herzog, un Wenders o un Fassbinder, e provenendo io dal mondo del teatro Fassbinder era il mio modello di riferimento, ossia uno che dicesse “voglio fare questo film qua, chiamo le persone e si inizia a girare”, ma oramai quel modello lì non esiste più. Ormai il cinema tedesco è molto americanizzato. Vengono gli americani a Babelsberg a girare le serie televisive. Pertanto si può solo dire ai grandi produttori che si vuole fare un prodotto che piace anche agli americani. E si è in Europa, in Germania, terra d’origine di Fritz Lang o Hitchcock, ma quel loro modo di fare cinema non esiste più. Poi dall’altra parte c’è però ancora un mondo di film-maker, che ho incontrato anche io facendo questo film, che ancora credono nei progetti indipendenti e che decidono di parteciparvi a prescindere dalla retribuzione».

Lucia Chiarla © Kess Film

Lucia Chiarla © Kess Film

Lucia Chiarla la incontro invece, in un caldo pomeriggio estivo, nella sua casa di Kreuzberg.

Arrivata nella Capitale tedesca nel 2006 produsse e montò il film “Bye, bye Berlusconi” assieme al suo compagno e regista, presentandolo poi alla Berlinale. Subito dopo iniziò a pensare alla sceneggiatura di “Reise nach Jerusalem”, ottenendo un finanziamento dal FFF (FilmFernsehFonds Bayern) che la pagò per scriverla, cosa questa impensabile in Italia. Tuttavia altra cosa era trovare i finanziamenti per realizzare l’opera, perché in Germania, generalmente, non si realizzano prodotti che non siano distribuibili anche in televisione, il che comporta una certa qual dose di political correctness. Poi l’incontro felice con Baraldi.

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La storia

Reise nach Jerusalem © Kess Film

Reise nach Jerusalem © Kess Film

«Quel che mi ha incuriosita quando ero arrivata in Germania era la quantità di persone che vedevo nei Caffè che non lavorava. Mi chiedevo come mai tanti giovani professionisti avessero difficoltà a trovare il modo di stare nel sistema del mercato del lavoro. Così mi venne la voglia di raccontare il continuo sforzo di queste persone, costrette a “migliorarsi” in continuazione per cercare di stare a galla, mettendo in risalto, però, il “sistema” a cui devono aderire. In Germania c’è da una parte una rete fantastica per il lavoro, che in Italia non c’è, ma dall’altra parte c’è questo sistema che fa sì che ci si debba auto flagellare, facendo corsi in continuazione per poter rientrare nel “gioco”, senza però arrivare ad una meta concreta. Di qui il “gioco della sedia”», mi spiega.

Per il personaggio principale “Alice”, Lucia voleva una “persona normale” che, come purtroppo capita a tanti al giorno d’oggi, aveva perso il lavoro a seguito di una ristrutturazione aziendale. Il suo è un lavoro “intellettuale”, e forse anche per questo Alice riscontra difficoltà a rientrare nel giro giusto. Entra nel calvario della burocrazia tedesca, avvolgente, per non dire asfissiante, cui bisogna pagare il tributo del completo abbandono di se stessi. «Eva l’avevo vista già nel film “Der Wald vor lauter Bäumen” e l’avevo trovata meravigliosa, perché ha una fragilità e sincerità uniche. Quindi l’ho voluta subito. Il personaggio di “Luca” doveva essere uno straniero, e Beniamino m’è sembrato l’ideale, anche perché italiano».

Eva Löbau © Kess Film

Eva Löbau © Kess Film

Le riprese sono durate 40 giorni, tra dicembre e gennaio. Ci sono stati momenti difficili, dovuti alla stanchezza, e momenti più belli in cui anche le persone che osservavano la troupe girare partecipavano gridando il loro supporto con affetto.

Il finale del film, mi dice la regista, è una catarsi e un momento di autoconsapevolezza. Tutto da scoprire, ovviamente.

La protagonista, Eva Löbau, attrice nota in Germania anche per il ruolo del commissario capo Franziska Tobler in “Tatort”, oltre che per film come “Bastardi senza gloria” di Quentin Tarantino, l’ho sentita telefonicamente, perché impegnata in una recita teatrale. «Il personaggio di Alice mi è piaciuto fin dal casting fatto con Lucia Chiarla», mi confessa. «Mi sono subito resa conto che la regista parlava un linguaggio che capisco bene. Cosa vi sia di Eva in Alice e viceversa è difficile da dire.

Beniamino Brogi © Kess Film

Beniamino Brogi © Kess Film

Ho fatto sì che il personaggio restasse, dopotutto, positivo durante tutto il film che è comunque una commedia, nonostante le importanti tematiche trattate. E devo dire che mi sono anche molto divertita, soprattutto nella scena dove Alice partecipa alla ricerca di mercato sulle degustazioni di vini: è eccitata perché finalmente può partecipare ad un colloquio di lavoro», mi dice ridendo. La sua storia si incrocia momentaneamente con quella di Luca, interpretato da Beniamino Brogi, attore teatrale e di cinema, arrivato in Germania nel 2006 per fare un’esperienza all’estero come molti giovani, e poi rimasto nella Capitale tedesca dove ha studiato recitazione. Ora si divide tra Roma e Berlino, dove ha conosciuto Lucia Chiarla. «Finalmente ho potuto fare un film ambientato a Berlino, una realtà che volevo raccontare da attore già da lungo tempo. Con Eva mi sono trovato subito in sintonia, perché è una persona estremamente generosa, sia sul set che fuori», mi confessa. Il personaggio di Luca è quello di un giovane che nella “città costruita sulla sabbia”, come mi descrive Berlino Beniamino, trova soluzioni per sopravvivere e cercare la sua strada. .

Chissà quanti Luca o Eva la avranno effettivamente trovata.

 

 

Il film sarà presentato a Berlino il 18 ottobre alle ore 20:30 all‘Hallesches Haus, mentre potrà essere visto nelle sale cinematografiche tedesche (25) a partire dal 15 novembre. A Berlino si potrà vederlo nei seguenti cinema: Hackesche Höfe, Union, FSK e Filmkunst 66.

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Reise nach Jerusalem

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