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© il Deutsch-Italia

Perché ce l’hanno con noi? Si chiede su tutta la prima pagina “Die Zeit”. “Was haben die gegen uns?. Il settimanale di Amburgo, diretto da Giovanni Di Lorenzo, con doppio passaporto italiano e tedesco, pubblica un’immagine violenta: su sfondo rosso, una muta di cani dai collari con i colori nazionali, italiani, americani e britannici, minaccia il cane lupo tedesco che li guarda interdetto. Nel sommario si spiega: per gli americani o per gli italiani, i tedeschi, a causa della loro forza economica e del vizio di impartire lezioni, sono diventati il nemico preferito. Ma non sono solo vittime. Una sintesi perfetta, non del tutto.

Difficile da tradurre, come spesso accade con il tedesco, il termine usato Besserwisserei, come dire «so meglio tutto io», la sindrome del primo della classe, pronto a fare la ramanzina a chi sbaglia. È una vecchia tendenza nazionale. E creò tensione anche al momento della riunificazione tra gli stessi tedeschi, tra i ricchi Wessis, quelli dell’Ovest, e gli Ossis, quelli dell’Est, i fratelli ritrovati della scomparsa Ddr, l’ex Germania comunista. Colpevoli di tutto, anche se vittime della dittatura comunista. I nuovi Länder furono invasi dai funzionari statali e dai manager occidentali con il compito di insegnare agli “indigeni” come si lavora e come si sta al mondo. Guadagnavano un extra, definito Buschzuschlag, come dire un premio per essere emigrati nella giungla. Ci sarà qualche se, a quasi trent’anni dalla caduta del Muro, c’è ancora tensione tra Wessis e Ossis.

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Ieri la Germania Est, oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Grecia e, naturalmente, l’Italia. Non abbiamo gradito le copertine e gli articoli dello “Spiegel” e dell’“Handelsblatt”, e gli articoli della stampa in genere. “Die Zeit” intervista anche il Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, da sempre un estimatore del nostro Paese, che ribadisce: «Certo possiamo continuare ad amare l’Italia».

Non lo dice lui, ma è sottinteso: se vogliamo bene a qualcuno abbiamo il dovere di correggerlo per il suo bene. In due disegni all’interno si vede Angela che corre con un mazzo di stelle (quelle europee) strette al petto, poi lei, delusa, mentre un cane ai suoi piedi sgranocchia una stella. Noi? «La Germania» ha scritto il settimanale «giudica volentieri gli errori degli altri, e ciò fa arrabbiare molti vicini. Con ragione?».

Lo speciale dossier è intitolato “Germany First”. Il mondo compra volentieri televisori, auto, frigoriferi, i prodotti tedeschi: «Questo ci ha reso ricchi e gli altri pagano un caro prezzo. Donald Trump forse non si sbaglia se vuol cambiare la situazione?». E siamo giunti alla risposta: non ci amano perché siamo migliori, la stessa che si danno da sempre gli americani quando con sorpresa si rendono conto che il mondo li odia, dal Sud America all’Asia, nonostante loro credano di esportare libertà e democrazia.

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Lo spread sale? Ma a chi dareste mille euro da investire, a Frau Angela o Di Maio? Leghisti e populisti a Roma girano su auto Made in Germany, rivelano i corrispondenti tedeschi. Uscire dall’euro e svalutare la lira servirà a poco per esportare i nostri prodotti. E quali? La Germania è sotto accusa perché esporta al di là di quanto consentito, ha un plus record di quasi 300miliardi di euro, uno al giorno senza contare le domeniche, il 9 per cento del Pil invece del 6 per cento consentito. Ma se contiamo solo l’Italia del Centro-nord anche noi esporteremmo troppo. E non solo prosecco e maglioni. La domanda è: come contenere le esportazioni se non in un Paese dirigistico? È un’osservazione superficiale, ma come potrebbe fare la Merkel a obbligare la VW a vendere di meno? O ordinare ai suoi connazionali a comprare prodotti non nazionali, troppo cari e non abbastanza buoni? E, si ricorda a Berlino, il Made in Germany crea posti di lavoro in tutta Europa, 300mila solo nel settore auto in Italia. Il 6 per cento non è un parametro di Maastricht, come si crede, ma un consiglio. Noi potremmo ribattere che non tutti i debiti sono uguali: se compro una casa con un’ipoteca creo lavoro, al limite anche se acquisto una Ferrari. Se mi ubriaco ogni giorno con champagne millesimé, faccio guadagnare Macron, vado in rosso e mi becco la cirrosi.

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Anche la stampa, nostra e loro, ha le sue colpe. I tedeschi non sono gli eterni nazisti, l’euro non è una diabolica invenzione di Hitler (lo suggerisce perfino Savona), e gli italiani non sono fannulloni. A parte le parole dei suoi commentatori, nella versione online dello “Spiegel” si vede un video girato a Roma, dove si vedono solo italiani sbevazzanti e pigri seduti al bar. In questo caso non è una critica, ma un insulto.

Infine, la Germania prima della classe dovrebbe avere il dovere di dare impulso all’Europa, di assumersi la sua responsabilità di leader. Ed è vero. Ma appena lo tenta, magari sbagliando o cambiando troppo spesso linea (la Merkel ondeggia tra Putin e Trump), tutti a gridare: ecco i soliti tedeschi che vogliono comandare il mondo. Loro saprebbero come fare, ripetono, però al dunque si tirano indietro.

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Cosa pensano le altre nazioni  dei tedeschi?

© Youtube Faktastisch

 

Per gentile concessione di Italia Oggi

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