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Neuschweinstein © il Deutsch-Italia

Credo di essere stato ovunque in Germania, dal Baltico alle Alpi, per lavoro, o per curiosità. Negli ultimi giorni della Ddr (la Germania dell’Est, comunista) visitai quasi tutte le loro fabbriche, alcune persino in buono stato. Ho girato per la Foresta Nera, e per la Ruhr, che un tempo era il cuore del carbone e dell’acciaio. Ma non ho mai visitato il Castello di Neuschwanstein, a pochi chilometri da Monaco. Eppure lo vedono milioni di turisti, soprattutto cinesi e giapponesi. Per loro è il simbolo della nostra Europa. Forse non vedo il Castello a causa loro.

A Monaco vado sempre per qualche motivo professionale, o mi fermavo quando ero diretto in Italia. Perché perdere ore (di fatto almeno una giornata) per vedere lo Zauberschloss, il castello delle favole, come lo definiscono nella pubblicità turistica? Per lo stesso motivo, anche se vado abbastanza spesso a Parigi, non ho mai perso tempo per andare a Disneyland. Il castello sembra scaturito dalla fantasia del papà di Topolino, e questo spiega il suo successo. Lo Schloss è stato scelto tra le meraviglie del mondo, da vedere a tutti i costi. Nel 1913, i turisti furono 28mila, nel 2013, ultimo anno di cui vengono fornite le cifre, furono un milione e 520mila. Chi arriva senza una prenotazione attende anche per cinque o sei ore, e poi la visita è rapidissima: 35 minuti e ti sbattono fuori. Neuschwanstein è di proprietà del Land della Baviera, che con i biglietti incassa oltre sei milioni di euro, sempre insufficienti anche sommando gli incassi dei souvenirs, a coprire i costi della manutenzione.

neuschweinstein © wsg.com youtube

Centocinquanta anni fa, ricorda “Die Welt”, il 13 maggio del 1868, Ludwig II di Baviera, il re delle favole, o il re folle, secondo i punti di vista, scrisse all’amico Richard Wagner: «Ho l’idea di costruire sulle antiche rovine a Hohenschangau un nuovo maniero nello stile dei cavalieri teutonici». Il compositore, che gli spillava quattrini per finanziare le sue opere, gli diede cinicamente ragione. I lavori cominciarono all’inizio dell’anno seguente, e non sono mai stati terminati. Il castello costò esattamente 6 milioni 180mila e 47 marchi, oltre il doppio del previsto, pagati di tasca dal re, che si trovò indebitato per 7 milioni di marchi, e rischiò di veder pignorato il suo maniero. Ludwig non lo ideò come simbolo di potere, ma proprio pensando alla sua dimora ideale, però vi visse esattamente per 172 giorni.

Ludwig II

Nel 1886, morì annegato, o fu assassinato dai suoi cortigiani che volevano salvare la Patria dalle follie del sovrano. Ma questa è un’altra leggenda, che fa la fortuna degli storici locali che continuano a scriverci libri in cui sposano le tesi più assurde. Confesso che volevo andarci, ma non per Ludwig. Colpa di una poesia di Aleardo Aleardi che dovetti imparare a memoria alle elementari: «Un giovinetto, pallido e bello, con la chioma d’oro…» Corradino di Svevia che partì nel 1267 da questo luogo in Baviera per scendere da noi in Italia, dove fece una brutta fine. Fu decapitato a Napoli, a sedici anni. E sempre qui si rifugiò Lutero nel 1518. Un luogo storico, ma di ciò ai turisti non importa nulla, e nulla gli viene raccontato.

La favola prevale sulla storia, come è inevitabile, perfino giusto. Quasi tutto quello che vediamo in Europa non è autentico, o non del tutto, dal Checkpoint Charlie, il punto di passaggio del Muro, a Berlino, prima distrutto e poi ricostruito come per le riprese di un film, alle case di Mozart o di Marx. Oppure la realtà è diversa da quella che si racconta. Nessun cristiano venne mai immolato nel Colosseo, come si ostinano a raccontare le guide turistiche. Neuschwanstein non è una copia dei castelli medievali, come il re scrisse a Wagner, ma la realizzazione di un suo sogno, o di un incubo. Un’opera che non serve a niente, mal costruita, ma che seduce i turisti convinti che vi vissero maghi e romantiche principesse.

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Il Neuschwanstein

© Youtube WeWannaGo TV

 

Per gentile concessione di Italia Oggi

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