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È una buona idea che Gentiloni e Padoan potrebbero copiare per impinguare la casse dello Stato. A Vienna si propone di aumentare le multe per chi si presenta come nobile, lo sia o meno, e si mette all’asta un caffè insieme con il Presidente della Repubblica. Logicamente la proposta austriaca andrebbe adattata alla nostra situazione, multare chi si spaccia per dottore e proporre una pizza a quattr’occhi con Maria Elena Boschi.

I titoli nobiliari furono aboliti nell’Austria Felix dopo la sconfitta nella Grande Guerra e la scomparsa dell’Impero Austro Ungarico. Ma se il Paese sfrutta la nostalgia per attirare i turisti grazie a Sissi e alla tragedia di Mayerling come non perdonare chi rimane attaccato al passato e continua a presentarsi sui biglietti da visita come Graf, conte, o Baron? Infatti le multe previste sono quasi simboliche: per un Freiherr, un semplice nobiluomo, si rischiano appena 14 cent. È la multa stabilita nel 1919, 20mila corone dell’epoca che grazie alla svalutazione si sono ridotte a pochi centesimi. Oppure sei mesi di prigione, ma nessun giudice ha mai spedito in cella un nobile vero o fasullo, e le poche multe sono state arrotondate a dieci cent, come è avvenuto nell’ultimo caso che risale al 2007.

La deputata dei Verdi Sigrid Maurer, scrive “Die Presse”, ha proposto una modifica della legge, per adeguare le sanzioni ai prezzi d’oggi. “Altrimenti la norma non avrebbe alcun senso”, le ha dato ragione il collega dell’ÖVP, il partito popolare, Wolfgang Gerstl. La legge punisce anche i veri nobili decaduti che rimangono attaccati al loro titolo, quasi un secolo dopo. Ma a chiamarli conti o duca o principe sono gli amici e i normali cittadini, protestano. Come si fa a rispondere: “Non mi chiami barone, senza scoppiare a ridere. Si ribella anche Ulrich Habsburg, discendente di Francesco Giuseppe, e deputato Verde, che ha scritto alla compagna di partito, firmandola con un “Ulrich, Granduca d’Austria.” Secondo lui cancellare i titoli è una sciocchezza, equivale a cancellare la storia d’Austria. E propone a sua volta: si potrebbero vendere i titoli nobiliari come le targhe personalizzate delle auto, gratis per i veri ex nobili come lui, gli altri potrebbero pagare 100mila euro per farsi chiamare “Prinz”, principe, o 5mila euro per un semplice “von”. E non per sempre, il pagamento andrebbe rinnovato dopo qualche anno.

In Italia, le multe potrebbero impinguare le casse pubbliche. Solo nella mia Sicilia, dove i baroni sono più numerosi dei dottori. Nella mia classe alle medie ne avevo tre, tutti fasulli, o quasi, perché appartenevano al ramo cadetto. Però, sull’isola democraticamente il titolo è, o era, esteso a tutti i parenti, zii e cugini. Multare i falsi dottori? Sarebbe un’impresa destinata al fallimento in un Paese in cui si tace su una ministra che avrebbe copiato la tesi del dottorato di ricerca.

Rimane l’altra idea austriaca. Il Dorotheum, la casa d’aste statale, mette in palio un caffè insieme con il presidente della Repubblica Alexander van der Bellen. L’offerta è libera. Oppure va all’asta un invito al Ballo dell’Opera (ma bisognerà affittarsi a spese proprie l’obbligatorio tight), o una partecipazione come comparsa a “Tatort”, il giallo tv che va in onda in Austria e in Germania ogni domenica sera. Il ricavato andrà in beneficenza.

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La tragedia di Mayerling

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