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Adriano Mottola © Adriano Mottola

Adriano Mottola © Giuseppe De Mita

Come tanti nostri connazionali Adriano Mottola è un emigrante per necessità. La sua Napoli, dove è nato e cresciuto facendo per 17 anni teatro (prima nella compagnia di Isa Danieli, poi con Luca de Filippo, con Beppe Barra e Roberto De Simone) non gli dava più la possibilità di esprimere il proprio talento con la necessaria tranquillità economica, pertanto nel 2011 decise di ricominciare da capo a Berlino, città aperta all’espressione artistica.

La sua passione, però, era quella di unire la musica con il teatro, ragione per la quale negli ultimi anni di permanenza in Italia si era dedicato alle rappresentazioni di Raffaele Viviani. Di lì conobbe artisticamente i “posteggiatori”, i musicisti classici napoletani che si rifanno alla tradizione classica della fine dell’Ottocento.

Arrivò nella Capitale tedesca con pochi soldi in tasca e tante speranze. Un biglietto a scadenza il suo, sufficiente giusto per saggiare le possibilità lavorative. Poi, una settimana prima del suo rientro in Italia, il fortuito incontro con un connazionale gli cambiò la vita. Sentendolo cantare gli consigliò di andare a parlare con Florian Sinnig, il proprietario di alcuni ristoranti berlinesi. Così fece e fu un “colpo di fulmine” professionale per entrambi. Era il 2013 e da quel momento la sua vita cambiò radicalmente.

Adriano Mottola © Adriano Mottola

Adriano Mottola © Giuseppe De Mita

«Noi non giochiamo più», mi dice quando lo incontro nel ristorante “Osteria Maria”, nel quartiere berlinese di Steglitz. «Non è un caso che in inglese “recitare” si dica “to play”, in tedesco “spielen” e in francese “jouer”. Abbiamo perso la capacità di stare con il pubblico e di capire cosa il pubblico vuole. Da uno sguardo, dall’energia che emana si può capire se si può giocare con chi hai di fronte. Io questo ho imparato a fare, anche grazie al teatro». È questa la sua forza, associata ad una voce che rapisce, da tipico “scugnizzo” napoletano. Il successo con il pubblico tedesco è stato immediato e, oltre alle serate fatte davanti ad un pubblico di oltre 300 persone nel ristorante, sono arrivate anche le altre esperienze nei teatri berlinesi, come il Bar Jeder Vernunft. Ha lanciato la sua band, composta di 6 elementi (lui compreso), ed ha creato la “tarantella-swing-nacht”, come la chiama lui stesso. Un base di swing a cui ha associato la tradizione della tarantella italiana, che ha in sé l’ironia. Nella band ci sono pianista argentino, un contrabbassista calabrese, un percussionista toscano, un sassofonista tedesco e un trombettista danese, tutti musicisti professionisti. Mottola stesso dice di non essere nulla senza di loro e di sé dice di essere un front man che suona la chitarra, senza essere un musicista, un animale da palcoscenico, che rapisce il pubblico, giocandoci e rendendolo il vero protagonista. «Senza il pubblico l’artista non è niente», mi sottolinea. Il prossimo 14 novembre alle 19:00, alla Ballahaus Berlin nel quartiere di Mitte, terrà uno “swing-tanz-concert” completamente da lui ideato. La canzone classica napoletana viene completamente stravolta e trasforma i generi musicali di mezzo mondo.

Adriano Mottola e la sua band© Adriano Mottola

Adriano Mottola e la sua band © Giuseppe De Mita

«Lei che gira il mondo con la musica, non ha nostalgia di tornare a casa, nella sua Napoli?», gli chiedo quando ci lasciamo. La risposta m’ha rattristata, ma non sorpresa: «Devo tutto alla Napoli di 50 anni fa. Quella di oggi, purtroppo, non mi appartiene più. La canzone classica napoletana, così come il teatro classico napoletano mi hanno salvato. Ma la Napoli di oggi mi soffoca», mi confessa a malincuore. «È una città straordinaria e la gente sembra quasi non accorgersi di ciò che ha sotto i piedi: c’è l’arte, c’è la cultura, c’è tutto il mondo a Napoli, ma la gente non ne è consapevole. Purtroppo come dice Eduardo in “Natale in casa Cupiello”: “O presepe è bello, ma song‘ ‚e pastur ca fann schif”. Sottotesto: “Jatevenne”. Adoro Napoli, ma non ci abiterei mai più. Oggi c’è Berlino nel mio futuro. È il centro dell’Europa, e da qui si può partire per altre mete anche lontane, per poi tornarci sempre». Magari un giorno i pastori non faranno più così schifo e Mottola potrà cambiare idea.

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Adriano Mottola e la sua band

© Youtube Adriano Mottola

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