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I tedeschi, si sa, sono precisi. Questo fa sì che si pongano delle questioni di principio che di primo acchitto non verrebbe in mente di dover porre. Pertanto il lancio in Germania dell’ultima trovata commerciale della Amazon in fatto di ordini online, ossia “Amazon Dash”, in pratica un pulsante per ordinare ogni genere di merce di uso comune (attivabile previo un abbonamento aannuale con Amazon al costo di 49 euro e fruibile grazie all’utilizzo di una connessione wifi), è stato fonte di dibattito, anche a livello giuridico.

In realtà questo marchingegno elettronico è presente sul mercato statunitense già dallo scorso anno, e ha dato adito a diverse lamentele da parte dei consumatori stessi che si sono visti applicare prezzi dei prodotti maggiorati rispetto a quanto si aspettavano di dover pagare. Ovviamente senza essere stati preventivamente avvertiti.

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Su questa questione e su altre, come il diritto di recesso, si interrogano i giuristi tedeschi. La spinosa questione dovrebbe, in realtà, essere regolata dall’articolo 312 del codice civile tedesco. Tale articolo prevede che il consumatore debba essere chiaramente avvertito del costo di un oggetto al momento dell’ordinativo online. Oltre a ciò c’è il problema dei possibili errori d’acquisto. Cosa accadrebbe, s’interrogano i giuristi tedeschi, se un bambino, per evidente errore, premesse per gioco il pulsante, magari ordinando centinaia di chili di detersivo? Chi è la persona giuridica che fa l’acquisto in quel momento? A dire il vero è possibile fare un ordinativo per volta, e fino alla consegna non si può fare un ordinativo dello stesso oggetto, quindi tale problema dovrebbe essere risolto alla radice.

Si pone, inoltre, un problema di profilazione della clientela. La privacy è importante, ma in questo modo le aziende potrebbero regolare l’aumento dei prezzi in base al numero degli ordinativi dei clienti. In pratica è la legge della domanda e dell’offerta. Più un prodotto è richiesto, più è probabile che il suo prezzo salga. Forse si potrebbe evitare il problema fissando un certo quantitativo fisso mensile di ordini per alcuni prodotti di uso frequente, ma è tutto sulla carta e da verificare. Intanto gli avvocati di Amazon si sono messi all’opera per cercare di risolvere il problema giuridico, ovviamente a vantaggio del colosso delle vendite online.

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È facile prevedere che le associazioni dei consumatori si attivino per proteggerli da possibili problemi ed abusi.

Alcune note marche di prodotti di varia natura, quali Bauknecht, Bosch, Brother, Grundig, Kyocera, Samsung e Siemens stanno già pensando d’integrare i pulsanti direttamente sui loro apparecchi, con un’attivazione automatica degli ordini non appena i prodotti di consumo ad essi associati finiscono (ad esempio il detersivo per una lavatrice). Il pulsante costa all’utente 5 euro (4,99 per la precisione), ma gli vengono restituiti con una ricarica di pari importo sugli ordinativi. Al contrario le aziende oltre a pagare ad Amazon 15 dollari per ogni pulsante, devono versare il 15 per cento per ogni transazione effettuata dalla clientela.

Alcuni si domandano se fosse proprio necessario arrivare alla commercializzazione di tali apparecchi per un’operazione finora fatta con molta semplicità recandosi a fare la spesa quotidiana, evitando così problemi burocratici, di privacy e giuridici. Ma si sa, è la globalizzazione dei consumi bellezza.

Amazon Dash Button

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