Articoli della categoria Berlinale 2017


Berlinale 2017

La Berlinale porta al cinema la politica. L’Italia le da una mano

L’occasione è il film Call me by your Name di Luca Guadagnino che concorre al premio gay Teddy Award. Se le coppie di fatto non sono più un tabù dallo scorso governo Renzi, in Italia rimane ancora un tabù l’adozione e la tutela delle famiglie gay, e dei loro figli. Il tema dell’omosessualità, nelle mani di un grande regista italiano, ci spinge a considerare l’Italia partendo da quel contesto.

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Berlinale 2017

Una storia di eroi italiani. Sembra cucita per la Berlinale

Come in un film: i cinque della famiglia Lama e la Torta Caprese (specialità campana) a base di cioccolato fondente, nocciole, mandorle e vaniglia che segna l’inizio di un’avventura. A Berlino nessuno ti dà del sognatore se sei fantasioso. Se la creatività serve all’arte, da queste parti diventa professione. Divinitalia è conosciuta per la professionalità, per le “invenzioni”. La torta della Berlinale, è l’ultima in ordine di tempo.

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Berlinale 2017

Una storia d’amore indiana, poco tedesca e molto italiana

Al centro del film in concorso alla Berlinale Viceroy’s House (“La casa del viceré) che narra la drammatica scissione del Pakistan dall’India orchestrata dagli inglesi c’è la storia d’amore di una giovane coppia che sembra strappata da un fotoromanzo più italiano che tedesco. Postilla: Der Junge Karl Marx dell’haitiano francese Raoul Peck brutto com’è (il film) fa rimpiangere Berlusconi.

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Berlinale. Un esempio di buona gestione

Il merito è di Dieter Kosslick, 68 anni, il patron del Festival del cinema berlinese. Se fosse italiano, sarebbe da tempo disoccupato, perché non ha mai avuto un padrino politico né la tessera di un partito. Neanche un film americano in gara, il che sembra uno schiaffo a Trump. In compenso, senza paura di sembrare nazionalista, troviamo ben tre pellicole tedesche su diciotto.

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Berlinale. Più che a un Festival somiglia a un G7

Domande sui grandi fatti internazionali quelle dei giornalisti accreditati alla tradizionale conferenza stampa della giuria della rassegna cinematografica. La Berlinale a differenza di Venezia e Cannes si conferma politicamente impegnata. “Con tutti i problemi politici che ci sono, che effetto fa andare al cinema?”, ha chiesto una giornalista iraniana a Verhoeven il regista di Basic Instinct che presiede la giuria quest’anno. È stata la domanda di apertura, così vi fate un’idea.

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