Scala dei Turchi © Damiano Meo

Scala dei Turchi © Damiano Meo

La candida scogliera si tuffa in picchiata, come un gabbiano, nell’acqua dalle infinite tonalità cristalline. Sulla sua sommità un cane sembrerebbe contemplare l’orizzonte, con fare quasi filosofico, mentre due innamorati, nel tentativo di far partecipare la loro unione al mistero dell’eternità, incidono la roccia come se fosse una tavoletta d’argilla. Tutto partecipa alla poesia dell’estate alla Scala dei Turchi, a pochi minuti dalla Valle dei Templi, nel territorio di Realmonte. Si dice che l’appellativo derivi dai natanti, con marinai dalla pelle scura, che, per secoli, vi sono approdati, talvolta per proteggersi dalle intemperie ed altre per far razzìa nei villaggi. In questo mare è anche cresciuto lo scrittore Andrea

Scala dei Turchi © Damiano Meo

Scala dei Turchi © Damiano Meo

Camilleri, che, nel libro “La prima indagine di Montalbano”, tratteggia una descrizione singolare delle emozioni del commissario a contatto con uno spettacolo naturale così pervasivo: «Montalbano si sentì sturduto dall’eccesso dei colori, vere e proprie grida, tanto che dovette per un attimo inserrare l’occhi e tapparsi le orecchie con le mano. C’era ancora un centinaro di metri per arrivare alla base della collina, ma preferì ammirarla a distanza: si scantava di venirsi a trovare nella reale irrealtà di un quadro, di una pittura, d’addivintare lui stesso una macchia – certamente stonata – di colore. S’assittò sulla sabbia asciutta, affatato. E accussì stette, fumandosi una sigaretta appresso all’altra, perso a taliare le variazioni della tinteggiatura del sole, via via che andava calando, sui gradoni più bassi della Scala dei Turchi».

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Scala dei Turchi

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