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La conferenza stampa con la giuria internazionale in apertura di Berlinale per questo 68° Festival è stata un’insolita sorpresa: si è parlato più di Cinema che di Politica; più di Berlinale e suo destino, che dei vari Trump & Co.. Perché Dieter Kosslick – direttore del Festival – ha designato a presidente di giuria il regista Tom Tykwer (Il Profumo; Cloud Atlas;), che di Politica non ama occuparsi e tanto meno parlarne.

Non si può dire, però, che la stampa presente non ci abbia provato. Così, alla prima domanda secca, quella di una canadese che dava per scontato la presenza di Tykwer nel pool di cineasti tedeschi firmatari della lettera di critiche a Dieter Kosslick e al suo establishment, accusati di aver congelato e blindato il festival a cambiamenti ed evoluzioni, la risposta è stata: «Non ho mai sottoscritto quella lettera e non ho critiche da muovere a Kosslick, che secondo me è stato un ottimo direttore». Ha poi aggiunto: «Come tanti cineasti tedeschi, spero che la Berlinale superi il periodo di transizione alla nuova guida del Festival in modo pragmatico».

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Altro che critiche, quella di Tykwer è stata un’apologia alla formula trovata da Kosslick. Dopo sedici anni alla direzione è indubbio che lui ha definito un’era, conformando abilmente questo Festival alle potenzialità di un mercato, tutto nuovo, che solo lui ha saputo identificare perché non mainstream (quello viene dagli Stati Uniti) quanto del tutto europeo, per l’Europa unita. Una scommessa per un Festival, che con Kosslick è andato ben oltre i suoi fratelli continentali (Cannes e Venezia; tralasciando Roma che è soltanto una Festa), visto con occhio “tedesco” (si scrive così, ma lo si legga “pragmatico”). Un Festival il suo che è diventato il più grande d’Europa, perché di un pubblico germanofono preponderante nel medesimo continente. Vale qui la pena ricordare che la lingua tedesca è la più parlata con Germania, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Sud Tirolo (più una buona fetta di Turchia).

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Quello di oggi è stato un Tom Tykwer accorato, che ha voluto insistere sul tema in un altro momento: «Mi preoccupo per le cifre raggiunte dalla Berlinale. Non ho mai sentito in tutti questi anni qualcuno lamentarsi venendo a questo Festival, che ha luogo sempre in febbraio, periodo dell’anno più inospitale per Berlino. Che però con la Berlinale muove energie incredibili». Di quali cifre “energetiche” parliamo? Da quando Dieter Kosslick è direttore, la Berlinale è una piattaforma in crescita inesorabile, con oltre mezzo milione di visitatori l’anno, tra giornalisti, pubblico e personale del settore. Il mercato (EFM – European Film Market) muove ormai mille film europei con 530 prime da 110 Paesi. Mentre scriviamo, sono già stati venduti 300.000 biglietti (saranno così superati i 500.000 previsti) e il Festival ha aperto i battenti oggi, per chiudersi tra dieci giorni (25 febbraio). Dietro alle cifre di cose e persone c’è logicamente gettito, sia pubblico (7,7milioni di euro), sia privato, per un totale di 25milioni di euro. Per questo, al netto di Tykwer, Kosslick in fretta è voluto, quanto dato, fuori dai giochi, perché la sua posizione fa gola. Un tale successo per molti è ipotesi di altrettante potenzialità che pressano, mentre Kosslick è l’uomo del passo dopo passo. Date le cifre per il suo successore sarà come sedersi su un trono, quello del re dei Festival. Dieter Kosslick dirigerà la Berlinale fino al 2019 incluso, ma già in giugno prossimo una commissione indicherà chi dovrà succedergli.

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Per quanto più chiacchierone di tutti, il presidente Tykwer non era da solo, ma con gli altri giurati di questo Festival: il fotografo spagnolo Chema Prado, l’attrice belga Cécile De France, il compositore giapponese Ryūichi Sakamoto e le statunitensi Stephanie Zacharek, giornalista di cinema, e la produttrice Adele Romanski. Quest’ultima è parecchio apprezzata da quando il suo film Moonlight – sul cui script nessuno avrebbe scommesso un dollaro – vinse invece un anno fa l’Oscar come migliore film. È stata proprio la Romanski a dare la risposta più sentita, tra i suoi colleghi, con frasi talora scontate sul Cinema e loro ruolo in giuria. Ha detto: «Ho portato il cuore di Moonlight a Berlino, la città che più lo merita». Se non capite il perché, recuperate prima Moonlight e poi venite a Berlino. Vi diamo un indizio: “gay” è la chiave di lettura.

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La conferenza della giuria

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