Wes Anderson © Berlinale

“Il buongiorno si vede dal mattino”, ed è già ricco il bilancio dei film nei primi tre giorni di questa 68° Berlinale. Non a caso, perché è il primo weekend di Festival, il secondo è di chiusura, ma la vera stampa gossip – quella letta – si trattiene al solito per le prime giornate.

Ha aperto così il Concorso Wes Anderson con il cartone animato Isle of Dog. Più interessante per il doppiaggio, che per la trama in sé ben riducibile.

Il sindaco della città portuale di Megasaki, tal Kobayashi, detesta i cani che per decreto fa deportare sull’isola vicina, usata come discarica. Anche al figlioccio del sindaco sarà deportato il fedele amico, ma lui va a riprenderselo in una grande avventura. Tralasciando un certo masochismo da Festival tedesco – qui anche i cani fanno eco nelle deportazioni – dicevamo dei doppiatori delle bestiole che hanno animato l’invernale red carpet: Jeff Goldblum, Scarlett Johansson, Bill Murray, Edward Norton. Attori icona di Anderson, che – al netto della Johansson – hanno già aperto un’altra Berlinale, con una sua opera più riuscita The Grand Budapest Hotel (2014).

Pattinson – Wasikowska © Berlinale

Insolito e bizzarro è stato in concorso l’indipendente Damsel dei fratelli David e Nathan Zellner. Che con il loro cinema sembrano l’Ovomaltina se il Nesquik sono i fratelli Coen, questione solo di sfumature. È un western nel periodo di conquista dei territori indiani alla frontiera, molto esilarante e originale nella struttura, perché i due protagonisti – Mia Wasikowska e Robert Pattinson – s’incontrano a metà film, quando il comprimario cede il posto all’altra. Gli stessi registi vi recitano, uno nel ruolo di finto prete, e l’altro di perfetto bifolco dal grilletto facile e con un ritardo mentale. Ciò che conta per un film da Berlinale è avere una coscienza vigile. Ve lo abbiamo detto e ripetuto, questo Festival non serve al Cinema che evade, e tra risate a cuor leggero anche in Damsel alcune battute ce ne danno riprova. «Siamo già in territorio indiano?» chiede nel panico il finto prete (David Zellner) al suo capo (Robert Pattinson), incrociando un carretto con uno senza scalpo tra morti straziati da frecce. Risposta: «Tecnicamente tutto è solo territorio indiano».

Black 47 © Berlinale

Nel fuori concorso ci soffermiamo su Black 47 del regista irlandese Lance Daly, con Hugo Weaving (Priscilla la regina del deserto). Si tratta di un film storico vestito da vero action movie. Il frangente è quello della grande carestia irlandese nel 1847, finita nel 1852 con la decimazione della popolazione, ridotta del 30 per cento tra morti e emigrati in Canada e Stati Uniti. Le cause della carestia furono molteplici: la politica imperiale britannica, il brusco incremento demografico (8, milioni di abitanti nel 1841) e soprattutto la comparsa della peronospora, un fungo che distrusse i raccolti con un picco nel 1847 appunto. L’irlandese Martin Feeney (James Frecheville), disertore che ha combattuto in Afghanistan per la corona d’Inghilterra, ritorna a casa nel Connemara e trova l’intero villaggio in pena. La madre è morta, il fratello impiccato e i cugini affamati e malati, per la carestia e le vessazioni dei mezzadri, che in nome di sua maestà, buttano tutti fuori dalle case se non possono pagare affitti e oboli per mancato raccolto. Mezzadri che usano gli stessi irlandesi per il lavoro sporco, creando recrudescenze fratricide su omissioni di coscienza nazionale. Il soldato Feeney si fa vendicatore per la famiglia e per il suo popolo, ma è braccato da un suo connazionale e commilitone in Afghanistan, ancora a servizio degli inglesi (Hugo Weaving). Il film riaccende la miccia nei rapporti mai rosei tra Inghilterra e Irlanda, ma in un timing perfetto nell’orizzonte presente della Brexit. Per questo motivo Black 47 è nella rassegna principale del Festival di Kosslick, e il suo regista in conferenza stampa era schierato: «Gli irlandesi sono rimasti incastrati nelle scelte nazionali dell’impero britannico, speriamo che non si continui nel presente democratico».

.

Isle of dogs

 

Print Friendly, PDF & Email