Kamikaze ’89 © Ziegler Film Ursula Röhnert

Considerato in senso ristretto, il movimento letterario della prima metà degli anni Ottanta non produsse un filone cinematografico, dato che tra i suoi promotori non vi erano cineasti. Le diverse trasposizioni cinematografiche si prestano comunque a giochi narrativi estremamente interessanti.

Alla sessantasettesima edizione della Berlinale, l’Orso d’oro è stato assegnato al film “On body and soul” della regista ungherese Ildikó Eneydi. Durante l’ultima giornata del festival internazionale del cinema – in cui tra le tante cose, è stato presentato “T2 Trainspottingsiamo stati allo Zeughauskino, un sala che si trova nell’edificio storico del “Deutsches Historisches Museum” ai bordi della famosa isola dei musei di Berlino, e in cui dal 2004 vengono proiettati i film in programma della sezione Retrospektive. Lì abbiamo visto “Kamikaze ‘89”, diretto da Wolf Gremm (Bundesrepublik Deutschland, 1982), interpretato da Günther Kaufmann, Brigitte Mira, Franco Nero e Rainer Werner Fassbinder. Il film è basato sul romanzo “Murder on the Thirty-First Floor” dello scrittore svedese Per Wahlöö.

Girata nel 1982 e restaurata nel 2006, la pellicola descrive una Germania “futuristica” del 1989, divenuta la nazione più ricca al mondo, dove tutti i problemi sociali sono stati risolti. La società è giostrata da una potente corporazione. Qualcuno però cerca di ribellarsi al potere stabilito, e fa partire un allarme bomba nel grattacielo dove risiede la lobby. Ne scaturirà un’inchiesta giudiziaria seguita da Jansen (R. W. Fassbinder), un detective anticonformista con la giacca leopardata, il quale scoprirà segreti e intrecci tra potere e mondo d’affari collegati all’esistenza di un misterioso trentunesimo piano del palazzo, che ne contava ufficialmente solo trenta.

Kamikaze ’89 © Ziegler Film Ursula Röhnert

Come d’altronde il Cyberpunk prevede, il racconto si focalizza sulle azioni di un personaggio a cui viene dato il peso maggiore, qui interpretato da Fassbinder, che trasmette quel senso di controllo il stile Orson-Welles. Egli è presente anche visivamente con la sua massa fisica, sottolineata dal pesante vestito leopardato e dagli atteggiamenti vistosi e ruvidi.

Le immagini sono volutamente sporche, i rumori della città si accavallano ai dialoghi che sembrano a volte un po’ improvvisati, l’ambiente circostante ricostruisce quella brutale cementificazione di stampo Germania-Ovest. La rappresentazione del film ricalca lo stile anarchico dell’Antiteater (di cui anche Rainer Werner ne fece parte), costituito in poche parole, da un miscuglio di movimenti coreografici e provocative pose statiche.

Nel suo insieme, il lungometraggio di Gremm comunica allo spettatore un forte senso di estraniamento che si risolve nelle parole del co-autore Robert Katz, il quale ebbe a dire: “Rainer Werner Fassbinder incorpora il deficit dell’avvenire di un combattente di kamikaze. L’assenza di futuro significa a sua volta l’assenza di un messaggio”.

Kamikaze ’89 © Ziegler Film Ursula Röhnert

“Kamikaze ’89” è nei primi minuti un film divertente, paradossale, e va via via trasformandosi in qualcosa di più cerebrale. Possiede degli elementi thriller e, per il suo trattare le conseguenze sulla società causate dal controllo dei mezzi di comunicazione, si colloca da una parte nella variante Postcyberpunk” e dall’altra, per la componente noir, in quella del “Dieselpunk.

La colonna sonora, ormai difficile da trovare in giro, è stata realizzata da Edgar Froese, fondatore del gruppo “Tangerine Dream”. Su youtube è possibile ascoltarla interamente. Lo stile ricorda i vecchi Kraftwerk e la musica sperimentale di Karlheinz Stockhausen.

L’assenza di messaggio dichiarata da Katz è alla base di quel nonsense antropologico che fa della lotta di classe un elemento indissolubile di un discorso distopico. Il sospetto è che quindi sia tutto una farsa, che la società non sia poi così perfetta. È l’uomo a creare in un primo momento, e a distruggere in un secondo, diventando in conclusione, come disse il filosofo Max Scheler “un problema per se stesso”.

Il trailer di “Kamikaze ’89”

Segue a pagina 2

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