© Berlinale

La Berlinale si avvia alla partenza. Gli aerei “per” e “dalla” Capitale sono esauriti da mesi, come gli hotel, e i ristoranti. E i berlinesi fanno la coda per ore pur di conquistare un biglietto e vedere uno dei film in concorso in qualche cinema cittadino, poche ore dopo i critici. Ecco, i cinema. A Roma, mentre per pochi giorni ero in Italia, sotto casa mia si è chiuso l’“Alcazar”, sala storica in cui proiettavano bei film. Peccato, verrà trasformato in un supermarket, sempre meglio che in un garage o in sala bingo. Inutile recriminare. Una volta, a una proiezione pomeridiana, mia moglie ed io ci siamo ritrovati con altri quattro spettatori. All’“Alcazar” sarebbe convenuto regalarci un cd con il film, e rimandarci a casa.

Anche a Berlino, inevitabile, si sono chiusi molti cinema, ma si è investito nelle sale superstiti: impianti perfetti, posti comodi, in alcune sale proprio autentiche poltrone. Perché stare stretti se siamo pochi? E al cinema vanno, o tornano, in numero sufficiente alla sopravvivenza.

Volker Schlöndorff © Mariusz Kubik

Berlino vive di Cinema, e ama il Cinema. Come dovrebbe Roma. “Babelsberg”, la “Cinecittà” prussiana, che risale alla Repubblica di Weimar, e finita al di là del “muro”, è sopravvissuta alla dittatura rossa nella DDR, stava per soccombere alla speculazione edilizia della riunificazione. La salvò il regista Volker Schlöndorff, ed oggi attira le produzioni internazionali, anche quelle americane. Anche “Cinecittà” si stava per trasformare in un quartiere residenziale. Oggi tira avanti. Ma a Roma, leggo, non si fa sistema: nella cittadella del cinema, in cui si girò “Cleopatra”, e “La Dolce Vita”, finiscono le briciole dei 300 milioni che la nostra TV investe nelle sue produzioni. Si gira altrove, spendendo di più, e non sempre per motivi artistici. Le vie di Roma vengono ricostruite in studio, ma non a Cinecittà.

Amal Alamuddin© CC BY-SA 3.0 Georges Biard

La “Berlinale” funziona, produce lavoro e non succhia soldi pubblici, e non va in rosso, perché continua a pensare anche al pubblico e non solo ai critici. Il “Festival di Roma”, idea campanilistica di Veltroni, invece non funziona. Sottrae soldi invece di attirarli. Condurre a spasso Nicole Kidman per la periferia romana strapagandola rimane un’iniziativa vergognosa. I divi che vengono a Berlino si pagano la trasferta, o la paga la produzione.

L’anno scorso, il protagonista del film di apertura “Hail Caesar!” dei fratelli Coen, è stato ricevuto da Angela Merkel, insieme con la moglie. Così hanno scritto tutti. Si sarebbe dovuto scrivere che Amal Alamuddin, avvocatessa internazionale specializzata nei problemi dei profughi siriani, è andata dalla Cancelliera portandosi dietro il marito. Ma è una battuta. La Berlinale serve anche ad Angela, rimasta sola in casa e in Europa per essere stata “troppo” generosa con i profughi.

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