Martin-Winterkorn-©-CC-BY-SA-3.0-Volkswagen-Sweden

Le indagini della Procura della Repubblica di Braunschweig sull’ex amministratore delegato (ad) del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn –  avviate più di un anno fa per sospette manipolazioni del mercato azionario – sono state ora estese e contemplano anche il sospetto di frode. Un reato per il quale Winterkorn si sarebbe avvalso del congegno elettronico messo a punto dalla Bosch e in grado di falsificare i dati di emissione dei gas di scarico delle auto diesel del gruppo di Wolfsburg. La decisione della Procura di Braunschweig è stata presa dopo una serie di interrogatori di diversi testi e di altri imputati nello scandalo del “dieselgate” Volkswagen, e dopo attenta valutazione dei documenti sequestrati in varie sedi del gruppo automobilistico tedesco. Nel complesso risulterebbe più evidente che l’ad sapeva dell’esistenza del software molto prima di dichiarare pubblicamente nel settembre del 2015 di aver appreso della sua esistenza e dei suoi effetti.

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Perquisita la villa dell’ex-ad Vw

Non è sicuramente un caso che l’iniziativa della Procura di Braunschweig sia stata decisa a solo pochi giorni dalle dichiarazioni di Martin Winterkorn davanti alla commissione parlamentare di Berlino, alla quale ha ripetuto ancora una volta di essere sempre stato all’oscuro di quanto accadeva nella centrale del gruppo automobilistico di Wolfsburg. Da qui la decisione degli organi inquirenti di perseguire casa e uffici dell’ex-ad del gruppo Volkswagen. Come non è un caso che l’iniziativa giudiziaria di Braunschweig sia stata decisa a soli pochi giorni dalla sentenza pronunciata da un tribunale tedesco, quello di Hildesheim, che condanna direttamemente per la prima volta, non un qualche concessionario del gruppo, bensì il gruppo Volkswagen stesso a risarcire ad un automobilista il prezzo pagato per una autovettura Volkswagen taroccata, modello “Skoda Yeti”. Una vettura acquistata non da un concessionario ufficiale Vw, bensì da un comune rivenditore di auto usate. Sono due eventi molto indicativi nell’evoluzione dello scandalo dieselgate. Il primo significa che ormai va prendendo piede la convinzione che un manager come Winterkorn, noto per il suo accurato e talvolta ossessivo controllo di tutti i dettagli costruttivi delle auto prodotte dal gruppo automobilistico tedesco, non poteva assolutamente ignorare il particolare tecnico del software che regolava le emissioni. Il secondo perché, qualora la sentenza del Tribunale di Hildesheim (città della Bassa Sassonia non lontana da Wolfsburg) dovesse essere confermata dalle prossime istanze processuali, diviene difficile immaginare che un gruppo automobilistico sia in grado di risarcire a livello mondiale il prezzo pagato per oltre undici milioni di auto, considerato il risarcimento di oltre 25 miliardi di dollari che il gruppo Vw è costretto a pagarre per soltanto circa mezzo milione di auto taroccate vendute negli Usa.

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Test di omologazione falsificati

Tra esperti e politici tedeschi si è ormai diffusa la convinzione che l’Ufficio federale della Motorizzazione tedesca (KBA) abbia eseguito per molti anni test di omologazione per le varie autovetture, non soltanto del gruppo Vollkswagen, ma anche di altri costruttori tedeschi, sulla base di dati ottenuti da prototipi particolarmente preparati per il collaudo sui rulli di un’officina, e non da normali modelli prelevati dalla produzione automobilistica di serie.

Anche dalla lettura dei documenti confiscati risulta che il tema dei dati di emissione dei gas di scarico è sempre molto rilevante nel carteggio tra i vari gruppi e le varie amministrazioni statali e i loro uffici della motorizzazione, e ciò non soltanto negli Usa dove esistono leggi molto severe in fatto d’inquinamento ambientale, ma anche nei Paesi dell’Unione Europea. È passato ormai circa un anno e mezzo dallo scandalo del dieselgate, ma soltanto ora si può finalmente dire che il cerchio della giustizia vada ormai stringendosi sul vertice del gruppo di Wolfsburg. Ciononostante, riferendosi al problema degli ossidi d’azoto (NOx), grave soprattutto nei grandi conglomerati urbani e nelle strade di maggior traffico, la Volkswagen continua ancora a parlare molto eufemisticamente di “tematica dei gas di scarico”, incurante del fatto che per giungere al patteggiamento con le autorità americane sia stata costretta ad ammettere esplicitamente la frode del dieselgate.

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Inattendibile tattica difensiva Vw

©-CC-BY-SA-3.0-automobile-italia

Contro la sentenza del Tribunale di Hildesheim il gruppo Volkswagen è ricorso in appello, dove farà presente di non aver venduto l’auto manipolata al suo attuale proprietario il quale l’aveva acquistata da un un commerciante di auto usate. Cercherà, inoltre, anche di dimostrare che in Germania come anche in altri Paesi delle Ue le modalità di funzionamento dei motori diesel non costituirebbero, al contrario di quanto previsto negli Usa, una esplicita violazione delle leggi vigenti in Europa. I giudici di Hildesheim sono stati ovviamente di tutt’altro avviso, sottolineando espressamente che sinora il vertice di Wolfsburg non è ancora stato in grado di chiarire i principi alla base delle modalità di funzionamento del software che regola le emissioni. Soprattutto non è stato in grado di spiegare come sia stato possibile che un reparto di tecnici operanti ai livelli bassi della gerarchia aziendale Volkswagen abbia potuto prendere decisioni costruttive di vitale importanza per la produzione del gruppo senza metterne minimamente al corrente il vertice stesso. Su questo ultimo aspetto si è soffermato qualche giorno fa il quoditiano di Monaco “Süddeutsche Zeitung (SZ) con suo commento sulle dichiarazioni fatte da Winterkorn a Berlino.

Vera Jourova © CC BY-SA 2.0 Martijn Beekman

La conclusione logica dell’articolo è che se il vertice dirigenziale di un gruppo automobilistico del calibro Volkswagen non è stato capace di darsi una struttura in grado di escludere un disastroso scandalo come quello del dieselgate, il gruppo non ha ora alcun diritto di chiedere la comprensione degli automobilisti dicendo “sorry, ho fatto un errore e però non pago un solo centesimo di risarcimento. Questo però è esattamente ciò che l’ad Matthias Müller lascia intravedere agli automobilisti europei che hanno comperato una vettura diesel con il motore truccato. Fargli cambiare parere potrà essere possibile, tra l’altro, anche in virtù di un deciso intervento della Commissione Ue, la quale in passato ha dato l’impressione di aver capito soltanto con molto ritardo la gravità del danno causato dai motori truccati del gruppo automobilistico tedesco, sia al mercato, sia all’immagine della Volkswagen. La Commissaria Ue alla Giustizia ai Problemi dei Consumatori, Vera Jourova, incontrerà prossimamente l’ad Müller cercando di strappare al gruppo Volkswagen almeno un volontario importo di compensazione a favore degli automobilisti europei danneggiati.

Sinora il gruppo tedesco ha sostenuto che lo scandalo del dieselgate non avrebbe avuto ripercussioni di rilievo sul prezzo di vendita delle auto truccate sul mercato dell’usato, ma tale tesi sta divenendo sempre più insostenibile. Le immatricolazioni mondiali del 2016 possono far pensare il contrario: sul finale dell’anno la Volkswagen con 10,3milioni di auto è riuscita a superare la Toyota, che ne ha vendute soltanto 10,18milioni. Il fatto è che secondo gli stessi esperti tedeschi la Volkswagen è campione mondiale non soltanto nel truccare i motori diesel, ma anche nel manipolare e nell’abbellire le statistiche d’immatricolazione con il trucco delle auto a “chilometri zero”, le quali, soprattutto sul fine di un anno, vengono intestate a nome dei concessionari delle varie marche del gruppo Volkswagen.

Per il resto, a ridimensionare l’arroganza degli attuali componenti del vertice Volkswagen, ci penserà l’avvocato americano Michael Hausfeld, la cui specialità sembra essere quella di costringere gruppi di importanza mondiale a pagare risarcimenti miliardi, compresa la Germania federale che negli Anni Novanta ha dovuto risarcire oltre cinque miliardi di euro a favore dei lavoratori forzati del periodo nazista.

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Winterkorn sapeva?

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