1.6 TDI Motor ( EA 189 ): Strömungsgleichrichter (Einbau: Bild 6 von 6)La proposta d’indennizzo per gli automobilisti americani proprietari di un’automobile Volkswagen equipaggiata con l’incriminato motore diesel VW EA 189 ha ottenuto negli Usa il benestare delle autorità giudiziaria di San Francisco, e prevede un risarcimento di 15,3miliardi di dollari. Si tratta di un importo comunque non ancora definitivo e sul quale il giudice Charles Breyer si pronuncerà verso la metà del mese di ottobre, dopo aver preso visione delle definitive richieste ambientali di tre Stati americani: New York, Maryland e Massachusetts. L’attesa e positiva svolta della vicenda “dieselgate” negli Usa ha avuto immediate ripercussioni sui vari mercati mondiali, soprattutto in quello tedesco, dove l’amministratore delegato (AD) del gruppo Volkswagen, Matthias Müller, continua a rispondere con un deciso no alle richieste d’indennizzo avanzate dalle associazioni attive nella difesa dei consumatori. Forte dell’assenza di una norma che disciplini le “class action” (azioni collettive) nei Paesi dell’Ue, l’AD Müller intende limitarsi all’eliminazione del software e al montaggio di un filtro nell’attuale motore diesel truccato garantendo così il rispetto delle norme europee sulle emissioni di ossido di azoto (NO). Le chance per gli automobilisti europei di ottenere dalla Volkswagen anche un indennizzo finanziario sembrano però essere aumentate dopo che la Commissione di Bruxelles, preso atto degli sviluppi dello scandalo dieselgate negli Usa, ha deciso di schierarsi al fianco degli automobilisti europei aiutandoli ad ottenere dalla Volkswagen lo stesso diritto degli automobilisti americani.

 

Difficile e delicata situazione VW

 

Matthias Müller © Volkswagen

Matthias Müller © Volkswagen

Si dà, comunque, per scontato a priori che l’ammontare dell’indennizzo europeo non sarà ad ogni modo paragonabile con quello previsto per l’automobilista americano. Soltanto il 5 per cento delle automobili equipaggiate con un motore con il software incriminato è in circolazione negli Usa, mentre il restante 95 per cento, per un totale di oltre undici milioni di autovetture, circola in altri Paesi, e soprattutto in Europa (8,5milioni). Adducendo la diversità delle norme ambientali in vigore negli Usa e in Europa, la Volkswagen ha sinora respinto l’idea di essere tenuta a pagare un risarcimento agli automobilisti europei. L’indennizzo europeo, ammesso che vi si arrivi ad ottenerlo, sarà comunque inferiore rispetto a quello previsto per gli automobilisti Usa (tra 5 e 10mila dollari, oltre alla riparazione del veicolo o al suo riacquisto), ma non tale da far apparire gli europei automobilisti di “seconda classe”. Una parità di trattamento sarà impossibile, perché se si volesse praticarla si arriverebbe a circa 200miliardi di euro, una somma che la Volkswagen non sarebbe mai in grado di pagare e che quindi la costringerebbe a chiedere il fallimento.

Negli Usa, e di riflesso anche in Germania, le autorità investigative stanno cercando di appurare fino a che punto l’AD Matthias, sin dall’inizio partecipe al progetto e allo sviluppo del motore diesel VW EA 189, fosse al corrente del montaggio dell’illegale software. Il procuratore americano di Washington e anche quello tedesco di Braunschweig stanno ora lavorando nella stessa direzione, cercando di mettere le mani sulle prove del concreto coinvolgimento di Müller (e anche di altri dirigenti al vertice del grande gruppo tedesco) nella produzione in serie dell’incriminato motore Volkswagen.

Automobilisti europei a mani vuote ?

 

030909c_ridimensionare

Michael Hausfeld

Mentre è chiaro che negli Usa i possessori di un’auto VW manipolata avranno a disposizione una somma di risarcimento pari a 13,4miliardi di euro (oltre, come dicevamo, la possibilità di scegliere tra la modifica dell’auto o la sua restituzione), in Europa chi ha comperato un’auto VW rischia di doversi accontentare di una semplice riparazione. Tutte le analisi effettuate da alcuni istituti specializzati provano, però, almeno per il momento che non sarebbe sufficiente. Le auto modificate, di fatto, non sarebbero più quelle di prima come prestazioni e durata, e l’intervento eseguito al fine di ridurre le emissioni del dannoso NO avrebbe l’effetto di aumentare quelle di CO2 (causa del surriscaldamento del nostro pianeta), parallelamente ad un aumento del consumo di diesel, che già prima superava del 30 per cento il dato dichiarato dalla Volkswagen. È sulla base di queste constatazioni che il famoso avvocato americano Michael Hausfeld e il direttore della sua filiale berlinese “Financialright”, Christopher Rother, hanno impostato la loro strategia per costringere il gruppo di Wolfsburg a pagare un risarcimento. L’arma di cui Hausfeld ha deciso di servirsi sarà la richiesta di una garanzia per le auto riparate e modificate. Un’arma che a prima vista può sembrare innocua, ma in realtà è una raffinata e micidiale trappola che ha già messo sul chi va là i dirigenti Volkswagen.

Il gruppo di Wolfsburg sostiene che i suoi interventi metteranno le auto diesel manipolate in grado di rispettare le norme ambientali Ue? Bene, risponde Hausfeld, faccia pure le sue modifiche e, però, firmi anche una dichiarazione a garanzia che le auto così modificate saranno in grado di rispettare i limiti di emissione di ossido di azoto e di CO2, ma senza aumentare il consumo del carburante e senza pregiudicare le prestazioni della vettura. Nello stesso tempo Volkswagen dovrà garantire la normale durata dell’auto, che non dovrà essere compromessa, nonché l’affidabilità e la manutenzione del motore, del filtro del particolato e dell’intero impianto di emissione dei gas di scarico. Se così non sarà, Hausfeld chiederà a nome dei possessori delle auto incriminate un risarcimento di 5000euro, di cui il 35 per cento sarà da lui trattenuto come onorario. Il cliente non corre rischio di sorta: non pagherà alcun anticipo e se Hausfeld dovesse perdere la causa non gli sarà debitore nemmeno di un solo un centesimo.

Terrore dei grossi gruppi

 

Dieselgate-143002L’avvocato americano Michael Hausfeld non è avversario da sottovalutare, ma questo la Volkswagen lo sa da quando egli negli Usa, lo scorso anno, aveva accettato di occuparsi dello scandalo dieselgate. Ora però, attraverso la sua nuova filiale aperta a Berlino, la Volkswagen il terribile avvocato se lo trova, per così dire, davanti ai cancelli della centrale di Wolfsburg. Figlio di ebrei europei emigrati in America, l’avvocato non è uno che ami il bluff e di questo se ne sono accorti in passato i grandi gruppi del tabacco, che con la loro ingannevole propaganda delle sigarette “light” hanno finito per pagare un alto prezzo, oppure le banche svizzere che si sono arricchite in modo vergognoso con il denaro delle vittime dell’Olocausto. Oppure anche alcuni governi, come quello di Berlino, che Hausfeld ha costretto affinché costruisse un fondo di cinque miliardi di euro per il risarcimento dei lavoratori forzati negli ex-campi di concentramento nazisti. Se questo principe del foro istintivamente tende a battersi a favore della piccola gente indifesa, va anche detto che la sua avversione contro le ingiustizie va di pari passo con la sua abilità di guadagnare molto denaro, combattendo le sue battaglie senza pietà.

vw1882_v-contentxlHausfeld aveva esordito nella primavera di quest’anno indirizzando una lettera alla centrale Volkswagen di Wolfsburg – tempo 14 giorni per rispondere – offrendo trattative per un compromesso a favore dei proprietari di circa undici milioni di auto manipolate. La lettera non ha mai avuto risposta e, verso la metà del mese di luglio, la Volkswagen ha ricevuto la prima lettera di un cliente disposto a sottoporre la sua auto alle modifiche proposte, a condizione però che il risultato dell’operazione sia garantito. Il gruppo automobilistico tedesco ha confermato di aver ricevuto la lettera chiedendo il tempo necessario di esaminarla prima di rispondere. Non ci vuole molta fantasia per capire che prossimamente migliaia di simili lettere, spedite dagli automobilisti assistiti da Hausfeld, arriveranno sulla scrivania di Müller. La Volkswagen verrà così a trovarsi in una difficile e delicata situazione, perché se rifiuterà di concedere la garanzia alle modifiche apportate ai motori manipolati si esporrà inevitabilmente a pesanti critiche sulla sua serietà e affidabilità. Inoltre gli inquinamenti nelle grandi città dell’Ue, causati dall’ossido di azoto emesso dai motori diesel, è troppo aumentato negli ultimi anni perché le autorità di Bruxelles possano seguitare ad accettarlo. Anche Berlino comincia a capirlo. Ormai la Cancelliera Angela Merkel non è più in grado di bloccare le urgenti restrizioni al motore diesel che l’industria tedesca automobilistica continua a considerare come il suo “asso nella manica”, al di là dell’importanza attribuita all’auto elettrica, soprattutto in versione ibrida.

Oltre al problema di dover rendere accettabili le scarse caratteristiche ecologiche del motore diesel, il gruppo automobilistico di Wolfsburg si trova di fronte a un’ondata di processi in cui molti fondi azionari (ultimo in ordine di tempo quello del Land della Baviera) la accusano di non essere stati informati tempestivamente del pericolo di un crollo del titolo Volkswagen. In altri Paesi, come nella Corea del Sud, la vendita complessivamente di 80 modelli VW, Audi e Bentley è stata proibita con l’accusa di falsi dati sulle emissioni e sulla rumorosità dichiarati sui libretti di circolazione.

5000 euro anche in Europa?

Print Friendly, PDF & Email