L'articolo di WirtschaftsWoche

L’articolo di WirtschaftsWoche

L’amministratore delegato della Audi, Rupert Stadler, l’unico manager arrestato in Germania in relazione alla truffa delle emissioni dei motori diesel, è sempre in carcere preventivo in attesa che in settembre incominci il primo processo a carico del gruppo automobilistico di Wolfsburg in cui egli sarà chiamato a deporre. Nel frattempo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale è tornata la Robert Bosch di Stoccarda, la quale sin dall’inizio ha avuto un ruolo decisivo nello sviluppo e nell’applicazione del famigerato software in grado di falsificare i dati di emissione dei gas di scarico dei motori diesel della Volkswagen, e anche di altre case automobilistiche tedesche. Del ruolo avuto della Bosch nel “dieselgate” parla il settimanale economico “WirtschaftsWoche” con dovizia di particolari nel suo ultimo numero di agosto, citando uno scambio di corrispondenza di e-mail con il gruppo Volkswagen nel 2006 sul tema di come evitare che venga scoperta la vera funzione di quel software che era in grado di simulare un funzionamento ecologico dei motori diesel.

Sono già passati tre anni da quando nel settembre del 2015 il vertice del gruppo automobilistico di Wolfsburg si vide costretto ad ammettere davanti alle autorità giudiziarie americane di aver utilizzato l’escamotage. Oltre a dover pagare multe e penali per oltre 25miliardi di dollari (ma non è ancora detta l’ultima parola), la Vw ha dovuto accettare la presenza, nella sua centrale direttiva, di un supervisore americano con il compito di accertare quali strutture interne corrotte abbiano operato per oltre una decina d’anni al fine di assicurare che un simile criminoso accessorio, responsabile di migliaia di morti premature, restasse per anni soltanto a conoscenza di un limitassimo numero di dipendenti del gruppo attivo a livello mondiale.

Larry Thomson citato dal quotidiano tedesco "Handelsblatt"

Larry Thomson citato dal quotidiano tedesco “Handelsblatt”

Il regime delle sistematiche manipolazioni dei motori diesel tedeschi scoperto dalle autorità americane ha uno stampo decisamente mafioso, in un settore industriale che negli ultimi decenni è divenuto uno dei più importanti pilastri dell’economia tedesca. Larry Thompson – questo è il nome del funzionario che la giustizia americana ha imposto al gruppo Volkswagen, e che da oltre un anno opera a Wolfsburg con il compito di assicurare una maggior trasparenza delle attività del gruppo automobilistico tedesco – ha presentato recentemente un suo primo rapporto, precisando di aver non poche difficoltà nel procedere nell’attività affidatagli. Thompson deplora nel suo rapporto resistenze nei confronti delle misure disciplinari da lui richieste a carico dei dipendenti Vw responsabili di aver contribuito a manipolare “informazioni idonee a celare la rete delle molte complicità necessarie al fine di impedire che l’esistenza del criminoso software divenisse di pubblico dominio”. Non è proprio ciò che l’opinione pubblica mondiale si aspettava dal nuovo vertice manageriale Vw, consapevole di aver architettato la più colossale truffa che sia mai stata attuata nel settore automobilistico, e che dopo la sua scoperta aveva assicurato piena cooperazione con la giustizia americana oltre che con quella tedesca ed europea.

Quella tedesca procede con incredibile lentezza, testimoniando così le molte difficoltà che l’industria dell’auto della Germania si trova ad affrontare, e in un qualche modo a risolvere, dopo essere stata privata di quello che riteneva un imbattibile “asso nella manica” nei confronti della concorrenza internazionale.

Forti danni all’immagine

Martin Winterkorn © CC BY-SA 3.0 Volkswagen AG WC

Per ben che vada, il motore diesel andrà molto modificato, ma anche così non sarà mai in grado di assicurare a Vw, e anche a Bmw e a Daimler, i vantaggi concorrenziali che aveva sinora assicurato. Wolfsburg dovrà darsi molto da fare per correggere la sua immagine dopo il colossale scandalo del “dieselgate”. Lo farà impegnandosi nel modo più convincente possibile nella mobilità elettrica, cercando così di dare prova di particolare sensibilità ecologica e innovativa. Nello stesso tempo cercherà di prendere le distanze da Martin Winterkorn, il “top-manager” che ha guidato per circa un decennio il gruppo Vw e che ancor oggi continua ad affermare imperturbabile di non essersi mai accorto di quanto i suoi subalterni, a sua totale insaputa, avessero tramato nei vari settori produttori coinvolti nella criminosa produzione dei motore diesel truccati. Secondo Ferdinand Dudenhorffer, uno dei più stimati esperti tedeschi del settore dell’auto e direttore del “Car Center Automotive Research, quella che riguarda Winterkorn sarà una decisione non facile da prendere, e che però sarà determinante nello sforzo di far dimenticare lo scandalo di un gruppo automobilistico che continua ancora a crescere, ma non più in virtù della Volkswagen, sua marca più diffusa, le cui vendite stanno diminuendo a vantaggio delle altre marche del gruppo, Skoda, Seat, Audi e Porsche. Soprattutto la quota delle vetture equipaggiate con un motore diesel è crollata sul mercato tedesco al 33 per cento sul totale delle immatricolazioni, contro il 50 per cento del gruppo di Wolfsburg. In forte diminuzione, sempre secondo il “Car” di Dudenhoeffer, sono anche le immatricolazioni delle autovetture Suv (Sport Utility Vehicle) in versione diesel, come effetto della prospettiva dei divieti di circolazione veicoli diesel nelle principali città tedesche.

volkswagen-dieselgate

Volkswagen-dieselgate

Tutte case automobilistiche tedesche avevano puntato molto sulle vetture Suv, soprattutto diesel, in risposta all’aumentata richiesta di auto grandi e sportive, ma a basso consumo di carburante. Prima il “dieselgate”, e ora i limiti programmati alla circolazione nelle grandi città stanno avendo un forte impatto sulle vendite di questo tipo di vetture, nel tentativo di frenare così la domanda delle auto elettriche. A quest’ultimo obiettivo, vista la malparata, si è ormai decisamente rinunciato. Non è così, a quanto pare, per il diesel, stando all’associazione automobilistica tedesca “Vda”, la quale non si stanca di sottolineare come, frenando i moderni diesel e spingendo sulle auto a benzina, si annullerebbero molti sforzi fatti sinora per la protezione del clima. Perché i motori diesel – così sostiene la “Vda” –  se da un lato emettono il pericoloso NOx (ossido di azoto), dall’altro diffondono molto meno C02 (biossido di carbonio) rispetto alle auto a benzina.

Morale: i Suv non sparirebbero e, soprattutto quelli in circolazione nelle grandi città, saranno elettrici. Il fatto è che non esiste un Suv completamente elettrico, e sinora il primo acquistabile verso la fine di quest’anno era quello prodotto dall’Audi. Questo fino alla scorsa settimana, quando anche la Mercedes ha presentato la sua prima grande autovettura soltanto elettrica con la quale si appresta avviare quanto prima possibile la produzione in serie di un suo modello, con il quale intende dimostrare la sua capacità di avviare la produzione in serie di una vettura senza un motore a scoppio. Si chiama “EQC”, un colosso di 2,5 tonnellate munito di due motori elettrici, lungo 4,80 metri e in grado di sviluppare una velocità di 180 km/h.

Il governo della Cancelliera Merkel (CDU) si era prefissato l’obiettivo di un milione di auto elettriche in circolazione in Germania entro la fine del 2020, grazie anche a sostanziali sovvenzioni pubbliche. L’obiettivo dovrà essere in qualche modo ripensato ed eventualmente rinviato in quanto, con molta probabilità, l’attuale coalizione non avrà più il tempo per occuparsene a fondo.

Operazione gigantesca

Diesel

Diesel

La grande massa dei possessori di una vettura diesel con motore truccato, e che sino ad oggi era convinti della sua supremazia, segue di malavoglia questi sviluppi e tutto sommato se potessero se la terrebbero così com’è, “tanto funziona benissimo e se inquina un po’ chi se ne frega!”. Intanto però si è sparsa la voce che il motore delle vecchie auto diesel, dopo l’aggiornamento del software, consumerebbe decisamente più di prima e non funzionerebbe neanche più tanto bene. Probabilmente molti continuerebbero a usare la loro diesel così come l’hanno acquistata, se non che il tribunale amministrativo superiore di Münster ha pronunciato a metà agosto una sentenza secondo cui nessun proprietario di una vecchia auto diesel truccata potrà sottrarsi, in nessun modo e per nessuna ragione, all’obbligo di aggiornare il software che regola l’emissione dei gas di scarico del motore. Pena l’immediato annullamento del permesso di circolazione. È così chiaro che per molti mesi ancora, politici, tribunali, amministratori cittadini, officine automobilistiche e polizia addetta al traffico avranno molto da fare per non perdere il controllo di una situazione che va complicandosi man mano che si moltiplicano i divieti di circolazione.

Volkswagen © il Deutsch-Italia

Volkswagen © il Deutsch-Italia

Quando tre anni fa negli Usa scoppiò lo scandalo Volkswagen l’opinione pubblica tedesca e europea non si rese subito conto della gravità del problema. L’esperto Dudenhoeffer sostiene che ormai il consumatore europeo ha capito che in fatto di motori diesel non sarebbe più il caso di fare grandi distinzioni tra le varie case automobilistiche. Chi più, chi meno, tutte le case automobilistiche avrebbero sistematicamente mentito e imbrogliato in fatto di rispetto dell’ambiente. Non è un’immagine molto allegra soprattutto pensando al crescente costo del prodotto “auto” e del carburante necessario per farla correre. L’unica speranza è che nell’arco dei prossimi cinque anni il costo delle auto elettriche, destinate ad assumere un ruolo decisivo nel traffico urbano soprattutto nelle grandi città, diminuisca grazie alla loro più semplice ed elementare struttura. Il fatto che la loro produzione richieda un leggero taglio all’occupazione non dovrebbe preoccupare un Paese come la Germania, che per molto tempo ancora continuerà ad essere costretta ad importare circa mezzo milione di forze di lavoro all’anno.

Di positivo c’è che le ultime generazioni dei giovani tedeschi stanno rendendosi conto dell’assurdo di una Germania che, quale unico Paese industriale avanzato al mondo, continui a insistere con autostrade senza limite di velocità generalizzato, e con manager alla Winterkorn pagati a peso d’oro per costruire lussuosi bolidi in grado di percorrerle a 300 km all’ora. Per fortuna è in costante aumento anche il numero degli automobilisti tedeschi i quali hanno capito che autostrade con limite di velocità sarebbero più comode e sicure. Autostrade a parte, anche le città diverrebbero molto più vivibili con auto più rispettose dell’ambiente e delle persone che vi vivono.

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Larry Thompson si lamenta della poca trasparenza in casa Volkswagen

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