Ferdinand-Dudenhöffer-©-Youtube-Phoenix-tv


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Secondo le stime della Wordl Health Organisation delle Nazioni Unite che ha sede a Ginevra, l’aria nelle grandi città negli ultimi anni si è fatta sempre meno respirabile e provoca ogni anno oltre tre milioni di decessi. La principale causa sono le auto diesel con le loro emissioni di biossido di azozo (NO2) e di polveri sottili. Ormai ci siamo arrivati: prima o poi nelle grandi città le auto diesel non potranno più circolare. “Il motore diesel è ormai finito”, afferma Ferdinand Dudenhöffer, a livello internazionale uno dei più autorevoli e influenti esperti di tecniche automobilistiche, titolare della cattedra di economia aziendale dell’Università di Duisburg-Essen e direttore del CAR (Center Automotive Research) della stessa Università. Le recenti decisioni della conferenza di Mexico City di proibire la circolazione delle auto diesel nelle città di Mexico City, Parigi, Madrid e Atene, a partire dal 2025, vanno intese anche come un’esortazione ad adottare in Germania la stessa misura nelle 40 aeree e grandi città tedesche, nelle quali da molti anni ormai i limiti previsti dalla Ue per gli ossidi di azoto (NO2) vengono permanentemente e irresponsabilmente superati.

©-CC-BY-SA-3.0-automobile-italia

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Cosí sostiene Dudenhöffer convinto che le cose in Europa possano tanto presto cambiare considerando che i vari Paesi non appaiono molto propensi a seguire il severo esempio degli USA. Soprattutto la Germania, dove il prossimo anno si svolgeranno le elezioni politiche per il rinnovo del Bundestag, i cui politici hanno visibilmente paura di affrontare il problema di un’eventuale fine dell’era del diesel. Ciò vale in modo particolare per la Cancelliera Angela Merkel che prima dello scandalo aveva spalleggiato la politica del “diesel pulito”, costata, tra gli altri, la carriera all’ex amministratore delegato del gruppo Volkswagen, Martin Winterkorn. “La pressione politica del problema del diesel – afferma Dudenhöffer – è molto forte. I politici hanno una grande paura a parlarne e nel corso della prossima lunga campagna elettorale faranno tutto il possibile per evitare un tale scabroso tema e anche per minimizzare i pericoli delle emissioni dei gas di scarico delle auto diesel”. Anche la Conferenza dei ministri tedeschi dell’Ambiente (UMK), a livello regionale e federale, svoltasi ai primi di dicembre a Berlino, si è conclusa con un accorato appello all’indirizzo dell’industria automobilistica affinchè provveda con urgenza a ridurre l’inquinamento ambientale causato dalle auto diesel. Le quali, secondo la UMK, sarebbero la causa delle costanti trasgressioni dei limiti previsti dalla Ue per le pericolose emissioni di NO2, dovute in gran parte ai gas di scarico dei motori diesel, i cui dati l’industria autobilistica tedesca sinora ha regolarmente manipolato con il ricorso a tutti i possibili mezzi.

Orecchie da mercante

car-engine-231213_1280 Berlino sinora ha anche completamente ignorato tutti gli ammonimenti e tutte le proteste della Commissione di Bruxelles e probabilmente continuerà a farlo anche nell’anno elettorale 2017. Del resto nulla potrà cambiare se i controlli delle emissioni dei gas di scarico saranno limitati, come accade sino ad oggi, ai controlli che si svolgono in condizioni ideali sui rulli dei centri di omologazione delle nuove auto, le quali poi una volta immatricolate sono libere di emettere su strada tutte le sostanze tossiche e tutte le polveri sottili che vogliono, tanto non c’è più nessuno che sia in grado di controllarne i reale valori d’inquinamento. I primi a dare l’esempio dovrebbero essere i Comuni e le Regioni, il cui parco macchine andrebbe completamente controllato e portato all’altezza delle attuali esigenze ambientali. Anche se, osservano gli esperti, soprattutto per quanto riguarda i veicoli più vecchi c’è ben poco da fare. Tutto quello che era fattibile per rendere più pulito il diesel è stato fatto e di più non si può anche a causa delle molte e potenti lobby, basta pensare a quella dei taxi che in Germania sono tutti senza eccezione diesel. Ma a promuovere il boom del diesel sono stati soprattutto la politica e lo Stato tedesco. Così il diesel viene preferito alla benzina – nononstante che il suo bollo di circolazione sia più caro di quello di un’auto a benzina – da tutti quegli automobilisti che in un anno percorrono un alto chilometraggio. Ha funzionato bene in tutti gli ultimi decenni, ma ora dopo il “dieselgate” lo Stato tedesco, l’industria dell’auto e le molte lobby del diesel dovranno trovare insieme un nuovo equilibrio per i loro specifici interessi. Tali interessi, a ben vedere, potranno essere dati soltanto dall’auto elettrica, ammesso che l’industria voglia continuare a vendere tante auto in grado di muoversi, come in passato, all’interno delle grandi aree urbane.

L’imperativo elettrico

car-to-go-203020_1280Investire sull’auto elettrica è ormai, comunque, un imperativo. Un modo per sopravvivere, soprattutto per un gruppo come quello della Volkswagen che con il dieselgate ha rischiato di soccombere. È un imperativo anche per un gruppo come quello della Daimler, che ha deciso di investire tre miliardi di euro sull’auto elettrica. Tuttavia alle sue poderose auto è ancora consetito di girare nelle grandi città con una sola persona a bordo, emettendo un volume di NO2 e di polveri sottili ben più alto di quanto la casa di Stoccarda dichiari. Volkswagen (assieme alle sue affiliate Porsche e Audi), Daimler e Bmw hanno deciso di costruire insieme una rete di ricarica per le auto elettriche lungo l’intera rete autostradale tedesca. Una premessa indipensabile per assicurare la diffusione di questo nuovo tipo di auto, al quale gli automobilisti tedeschi continuano a guardare con estremo scetticismo. Anche perchè della necessità di queste auto a parlarne per il momento sono ancora soltanto gli ambientalisti, mentre il Governo della Cancelliera Merkel si astiene da un qualsiasi commento che potrebbe pregiudicare le vendite delle auto diesel.

tesla-1738969_1280Le vendite di quest’ultime – miracolo dei miracoli – anche quest’anno ha continuato ad aumentare, nononstante le cronache negative sul dieselgate e nononstante le sovvenzioni che lo Stato tedesco ha deciso a favore delle auto elettriche. La Germania, non va dimenticato, è il Paese che ha inventato i cartelli, e quindi non ci vuole molta fantasia per immaginare la portata dell’affare, rispetto all’americana Tesla, rappresentato dell’investimento che l’industria automobilistica tedesca si appresta a fare sulle colonnine che venderanno elettricità a tempo di record lungo le autostrade tedesche. Una vera manna che, se ben gestita, può dare un reddito in grado di compensare gli investimenti per la riconversione dei posti di lavoro nelle fabbriche di auto convenzionali.

current-611631_1280Insomma – cosí in questo momento penseranno probabilmente i vari amministatori delegati delle case automobilistiche VW, Daimler e Bmwci troviamo ad avere due attività: costruiamo auto elettriche e nello stesso tempo ereditiamo la vecchia attività del benzinaio. Vendiamo, ci sentiremo dire, automobili e insieme – vita natural durante della vettura – anche il carburante, sotto forma di energia elettrica supercompressa e superefficiente. Va da sè che il prezzo lo faremo noi e che sarà ovviamente più caro rispetto a quello della colonnina standard dove la ricarica costerà meno, ma sarà molto più lenta. La posizione del consumatore si farà più difficile e ricattabile. Resteranno poi da vedere le molte versioni ibride delle auto, equipaggiate con un motore elettrico e con un motore convenzionale. La speranza è in una politica governativa più illuminata dell’attuale, che riesca a ridurre il suo attuale grado di dipendenza dai colossi dell’automobile. Comunque sarà, una cosa è certa: l’auto come l’abbiamo vissuta la andremo a vedere presto in un museo o nei convegni delle oldtimer.

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Svolta nello scandalo “Dieselgate”

A circa un anno e mezzo dalla scoperta americana del “dieselgate” anche la Commissione Ue avvia ora un procedimento giudiziario contro il gruppo Volkswagen. Parallelamente anche nei confronti di altri sei Paesi: Lussemburgo, Spagna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Lituania e Grecia. “Rispettare la legge è primariamente il dovere dei costruttori automobilistici, ma anche le autorità nazionali Ue devono far sì che i costruttori si attengano alle prescrizioni di legge”, ha affermato la commissaria all’Industria Elżbieta Bieńkowska annunciando prossime proposte per una più ampia sorveglianza ai fini di un piú robusto sistema di omologazione.

Secondo il parere della Commissione di Bruxelles, la Germania e la Gran Bretagna, inoltre, avrebbero violato il diritto Ue, in quanto le loro autorità nazionali hanno trattenuto per sé informazioni tecniche che avrebbero assolutamente trasmettere a Bruxelles. Si tratta, come ormai noto, di un software che installato nelle autovetture era in grado di simulare, nei confronti dei computer dei banchi ufficiali di prova addetti alla omologazione, corretti valori dei gas di scarico emessi dalle vetture stesse. Ottenuta l’olomogazione il software cessava di funzionare e l’auto era così libera di inquinare a piacimento l’ambiente. La decisione della Commissione di procedere nei confronti della Volkswagen non mancherà di influenzare altri procedimenti in corso, soprattutto quello tedesco in atto a Braunschweig nei confronti dei manager del vertice del gruppo di Wolfsburg, e di quello guidato in Europa dall’avvocato americano Hausfeld, il quale di propone di assicurare ai proprietari delle autovetture VW e Audi con software truccato le stesse somme di risarcimento pagate negli Usa. Si delineano ulteriori difficoltà per il gruppo Volkswagen, ma anche, soprattutto, per il governo di Bonn e il suo ministro dei Trasporti, Dolbrindt.

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In giro per la Germania con un’auto elettrica

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