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Lo scandalo delle manipolazioni delle emissioni dei gas di scarico delle auto diesel Volkswagen, esploso nel settembre del 2015, colpisce pesantemente l’industria automobilistica della Germania, ma anche quelle di Italia, Francia e degli Usa (dove oltre alla Chrysler anche la General Motors ha installato illegali sistemi di controllo delle emissioni) sono più coinvolte di quanto inizialmente supposto nella vicenda delle emissioni manipolate. Di fatto nessun produttore si salva, eccezion fatta, almeno fino ad oggi, della sola Bmw la quale asserisce di non aver mai montato nelle sue vetture diesel sistemi di controllo dei gas di scarico proibiti dalle normative vigenti.

Per quanto riguarda la Fca, il gruppo italo-americano si trova attualmente sotto accusa e chiamato a dare chiarimenti sia dalla Commissione Ue sia dagli ambienti della Epa americana, la Environmental Protection Agency (l’agenzia per la protezione dell’Ambiente). L’amministatore delegato Marchionne e il ministro italiano dei Trasporti Graziano Delrio continuano però a sostenere che di trattarebbe di un malinteso, che avrebbe potuto essere chiarito se i risultati delle indagini avviate dai tedeschi dopo lo scandalo Volkswagen fossero stati tempestivamente resi noti. Delrio ha ora due mesi di tempo per rispondere alle domande postegli dalla commissaia Ue per l’industria, Elzbieta Bienkowska. Intanto, le nuove immatricolazioni di auto diesel diminuiscono di mese in mese su tutti i più importanti mercati mentre soprattutto in Germania, ma anche altrove, va delineandosi l’eventualità di un divieto di circolazione delle auto diesel nelle città più colpite dalle emissioni dei gas di scarico.

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È piuttosto improbabile che le tecniche adottate nelle nuove generazioni diesel (Ue norma 6) possano invertire il trend, a causa del forte costo dell’impianto di depurazione che soltanto le auto nelle versioni prestigiose potranno adottare. Le nuove ondate del più grande scandalo che mai abbia colpito l’industria automobilistica tedesca si riversano sull’Europa e sugli Usa e la scorsa settimana la bufera del dieselgate ha investito in pieno anche la prestigiosa Mercedes, le cui sedi centrali sono state messe a soqquadro da una nutrita squadra di poliziotti e funzionari giudiziari alla ricerca, a quanto pare, delle prove di un radicale coinvolgimento della Bosch, il più grande produttore mondiale di tecnologia diesel, la quale avrebbe tutti i motivi di temere pesanti ripercussioni economiche e occupazionali in seguito alla crisi del diesel. Una crisi che alcuni giudicano addirittura mortale, come la Volvo la quale ha deciso di non investire più in questo settore e di cercare la sua futura salvezza in altre tecniche di locomozione. Una decisione, per quanto comprensbilmente dolorosa, che prima o poi anche i tedeschi dovranno prendere. Volkswagen e Daimler per prime.

Un assurdo teatro

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Da circa due anni a questa parte le conseguenze dello scandalo delle emissioni dei motori diesel tengono ormai giornalmente impegnate le Procure di Stato di tutti i Paesi industrializzati mondiali.

Il motore ad autoaccessione fu per decenni l’orgoglio dell’industria automobilistica tedesca. Questo almeno fino a quando, nel settembre del 2015, Martin Winterkorn, ex numero uno del grande gruppo Volkswagen, si vide costretto a confessare pubblicamente le irresponsabili manipolazioni tecniche che fino a quel momento avevano fatto apparire il diesel come il motore più pulito al mondo. Una conquista in grado di assicurare a “VW & Co.” il primato sul mercato mondiale, relegando sulle seconde e terze posizioni tutte le altre industrie automobilistiche, a partire dal Giappone, dagli Usa fino alla Corea del Sud e alla Cina. A due anni dal colossale scandalo farebbe la figura di un imperdonabile ingenuo chi chiedesse il nome di un solo responsabile e colpevole. Winterkorn continua ancora oggi a sostenere di non aver mai avuto dubbi sulla correttezza dei tecnici del suo gruppo di Wolfsburg e, come lui, anche tutti gli altri membri della direzione centrale continuano ad affermare di essere letteralmente caduti dalle nuvole. Lo stesso atteggiamento assumono i responsabili del gruppo Daimler di Stoccarda, il Governo federale di Berlino , il ministro federale dei Trasporti Alexander Dobrindt, il Kraftfahrt-Bundesamt (Ufficio federale della Motorizzazione, addetto alla sorveglianza delle prescrizioni tecniche per il rispetto dell’Ambiente), e per finire anche le varie organizzazioni che a Bruxelles all’interno del complesso apparato della Ue si sono occupate del coordinamento della politica dei trasporti e della difesa dell’Ambiente.

Irresponsabile politica industriale

In realtá le conseguenze dello scandalo degli inquinamenti causati dai motori diesel erano già note da almeno una decina d’anni, altrimenti non si spiegerebbe come mai da un certo punto la Ue avesse preso ad ammonire il Governo di Berlino a contrastare con maggior decisione e energia le sistematiche violazioni in 40 città e aree industriali in Germania in fatto di limiti dell’inquinamento da ossido di azoto (NOx) previsti dalla legge europea. Violazioni con conseguenze drammatiche, se si considera che stando ai calcoli dell’Agenzia Europea dell’Ambiente già nel 2012 in Germania 10.400 persone erano morte a causa del NOx emesso dai motori diesel, un bilancio che in tutta Europa  superava un bilancio di 75.000 persone.

L’unica direzione che sembrerebbe estranea a questi drammatici sviluppi (il condizionale naturalmente è d’obbligo) sarebbe quella delle Bmw di Monaco, ma prima di dire al riguardo l’ultima parola appare prudente non esporsi troppo. Stando al giudizio di uno dei più accreditati osservatori dell’industria automobilistica tedescaFerdinand Dudenhöffer, direttore del CAR Center Automotive Research all’Università di Duisburg-Essen – troppo a lungo il Governo di Berlino ha chiuso gli occhi di fronte a una politica industriale dei vertici dei vari grandi gruppi automobilistici che hanno privilegiato il guadagno invece di investire sulle tecniche di riduzione delle nocive emissioni dei gas di scarico dei motori diesel. Sarebbe stato molto più saggio dedicare maggior attenzione ed energie alla ricerca su tutte le possibili alternative al diesel, in primo luogo all’energia elettrica, come si è ora deciso di fare dopo che lo scandalo del dieselgate si è esteso a tutti i gruppi europei.

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Lo scandalo si allarga

Marchionne si difendeva già 4 mesi fa

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