Q7 ©-Audi

Come rendere piacevole e rilassante un lungo viaggio tra Germania e Italia e ritorno in giorni da “bollino rosso”. La condizione è farlo con un’auto “speciale” e il risultato va oltre le più rosee aspettative. Soprattutto se si ha la ventura di acquistarla e guidarla in Germania. Perché in Italia…

Cominciamo, comunque, dall’auto “speciale”. Sì, d’accordo, di questi tempi un grande SUV con motorizzazione a gasolio è per molti quasi una bestemmia, ma proviamo ad andare oltre gli stereotipi e guardare al sodo. Anche se si tratta, in fondo, di una nicchia, soprattutto per il prezzo non certo abbordabile da tutti, il mercato oggi offre SUV del segmento superiore che dal punto di vista dei consumi e dell’inquinamento atmosferico non si differenziano troppo da un’auto da famiglia di classe media. È il caso di una delle ammiraglie della categoria, l’Audi Q7. Nata nel 2005 è stata la capostipite di quella che poi sarebbe diventata una serie di SUV. Caratterizzata sin dal suo apparire sul mercato dalle dimensioni ragguardevoli, oltre 5 metri di lunghezza e dall’imponente, aggressivo, frontale con la classica calandra single frame, in quest’ultima edizione ancora più aggressiva. Ma la Q7, pur mantenendo dimensioni e immagine, ha subito una sostanziale dieta dimagrante: oltre 300 kg secondo le versioni, che ne ha aumentata notevolmente l’efficienza soprattutto in termini di consumi e di emissioni nocive.

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Per la nostra prova abbiamo avuto a disposizione una Q7 TDI 3.0 Quattro dotata di motore 6 cilindri da 218 CV (160 KW) con un consumo medio dichiarato dalla casa di 5,5 litri di carburante ed emissioni di CO2 equivalente di 144 grammi al chilometro (valori provvisori). Prestazioni in sintesi: accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,4 secondi, velocità massima 216 km/h.

Questo propulsore è stato introdotto qualche mese dopo il lancio e affianca quello più potente, (272 CV, 200 KW) ma le sue prestazioni su strada sono più che sufficienti, unendo brillantezza di rendimento e piacere di guida a consumi contenuti.

Proprio nei giorni a ridosso del Ferragosto abbiamo intrapreso un viaggio dalla Baviera all’Umbria e alle Marche e ritorno. Con un’altra vettura saremmo diventati matti, con la Q7 è stato un divertimento. Beh, forse non sempre, ma anche nelle situazioni di traffico più pesante le caratteristiche di quest’automobile ci hanno consentito una guida il più possibile rilassante e, soprattutto, sicura.

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Intanto l’abitacolo: i sedili sono stati a loro volta alleggeriti, l’effetto ottico è di una minore opulenza rispetto ai precedenti, ma la seduta è estremamente comoda. Gli schienali “tengono” alla perfezione il busto, la lunghezza del piano di seduta è variabile. Forse sono un poco duri, nella tradizione tedesca, ma il comfort resta notevole, anche per le loro molteplici possibilità di regolazione. Tutto l’ambiente interno dà subito il senso dello spazio, la distanza tra i due posti anteriori è accentuata dall’imponente console sulla quale troneggia la manopola rotonda con che comanda tutte le principali funzioni. La plancia è elegante, rigorosamente ordinata come nello stile Audi, lo schermo del navigatore è a scomparsa. Ma la ripetizione della mappa nel cosiddetto “cockpit virtuale” dietro il volante rende ancora più comoda la sua visione, per non parlare dell’“head-up display, che riproietta sul parabrezza all’altezza degli occhi le indicazioni del navigatore, la velocità tenuta e i segnali di limitazione di velocità. Dalle fessure dell’impianto di climatizzazione automatico non fuoriescono fastidiosi getti d’aria, anche con il condizionatore acceso (praticamente un obbligo d’estate) la circolazione dei flussi nell’abitacolo è omogenea ed estremamente piacevole.

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Così, mentre il termometro sul cruscotto segnala che all’esterno, anche in Baviera, ci sono oltre 30 gradi e il sole è a picco, sull’Autobahn tedesca e poi su quella austriaca in direzione Sud ci si ritrova affrontare la coda di autovetture che diventa, chilometro dopo chilometro, sempre più lenta e pesante. Ma è proprio in simili condizioni di traffico al limite che viene in aiuto, vera mano celeste, una levetta posta sotto il volante. Aziona un sistema complesso di laser, telecamere, sensori vari. Il risultato non è ancora proprio la cosiddetta guida pilotata, ma siamo sulla buona strada. Intanto c’è il controllo di velocità con il dispositivo che mantiene la distanza di sicurezza dal veicolo che precede. E che in caso di eccessiva vicinanza a quest’ultimo quantomeno avverte, se non agisce direttamente sul freno. Non solo: con la funzione extra denominata “assistenza predittiva all’efficienza”, il sistema “legge” in tempo reale le segnalazioni dei limiti di velocità, analizza condizioni di traffico e della strada, come per esempio l’approssimarsi d’incroci, curve pericolose, e riduce o aumenta in conseguenza la velocità. Un altro marchingegno, diffuso ormai su molte auto anche di classe inferiore, mantiene automaticamente l’auto nella corsia di marcia. Pur se è bene tenere sempre le mani sul volante. Quando la coda diventa particolarmente pesante, il classico “stop and go”, il sistema praticamente fa tutto da solo: frena, fa ripartire la vettura, e così via, senza intervento del conducente. Dopo qualche chilometro per ambientarsi e adeguarsi a una guida più tranquilla e regolare che nervosa ed eccessivamente sportiva, ma certamente molto sicura.

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La piacevolezza e l’istintiva facilità d’uso di tanta tecnologia (in gran parte nascosta sotto il piano di carico del bagagliaio) ci conquista appieno. Rendendo molto comodo il viaggio fino al Brennero.

Dopo di che… “sunt leones”: nel senso che è lo stesso sistema ad avvertire il conducente che in “alcuni Paesi” (Italia compresa) quella comoda “assistenza predittiva” etc. etc., non funziona. Un problema di “qualità della segnaletica, che non raggiunge lo standard minimo richiesto dal sistema”, si giustificano, pudicamente, quasi per carità di Patria, all’Audi Italia. Tant’è che questo tipo di optional ai clienti italiani non viene neppure offerto. Un vero peccato, ma la colpa non è certo della casa costruttrice.

Però si può fare sempre conto sul regolatore di velocità con il distanziatore automatico e sul dispositivo che assiste la guida in caso di code, ed è già molto per la sicurezza. Quando poi la segnaletica orizzontale è visibile, come in autostrada, funziona bene anche l’assistenza al mantenimento di corsia. Ah, dimenticavamo: sul navigatore la mappa del territorio e delle strade italiane diventa di minor impatto grafico ed è meno aggiornata.

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A metà viaggio un’occhiata al computer di bordo conferma la piacevole impressione che avevamo avuto guardando la scala dell’indicatore del consumo di carburante. Ovvero la davvero parca sete di gasolio di questa pur grande e grossa vettura: meno di 7,5 litri per centro chilometri, Nel successivo percorso su un’Autobrennero meno intasata e sull’A1 abbastanza scorrevole, con velocità scrupolosamente entro quella prevista dal codice della strada italiano, il consumo aumenta di poco. Alla fine della prima parte del viaggio, sulle rive del Lago Trasimeno, con 850 km percorsi, si attesta a poco meno di 8 litri ogni 100 km.

La seconda parte del nostro itinerario ci porta nelle bellissime zone appenniniche delle

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Marche, ahimè martoriate dal terremoto dello scorso anno. Le strade in alcuni tratti sono sconnesse, ma il sistema di sospensione ad aria del quale la vettura è dotata (altro optional) annulla o quasi le asperità. Il cambio automatico Triptronic a otto velocità assicura una guida divertente e rilassante anche sulle curve e sui saliscendi che si succedono in continuazione. La trazione permanente Quattro, nel tipo definito Ultra, permette di contare su tutte le ruote motrici soltanto quando effettivamente serve e garantisce un’aderenza sempre impeccabile. Dalla splendida cittadina di San Ginesio, che si sta faticosamente rialzando dopo i danni del sisma, drammaticamente ancora evidenti, scendiamo ancora su un itinerario tutto curve verso l’autostrada Adriatica per il ritorno in direzione Germania. Di nuovo un lungo percorso costellato di code e rallentamenti. Ma ormai il feeling con la nostra Q7, vero “incrociatore” stradale, è completo e la Baviera ci riaccoglie dopo quasi 2.000 km e un consumo medio sempre intorno agli 8 litri di gasolio per 100 km.

Parliamo di prezzi? In Germania quello base per il modello in questione sfiora i 50 mila euro. Mille euro in più circa in Italia. Ma attenzione agli extra. I più interessanti o intriganti, anche tra quelli disponibili in Italia, fanno lievitare il listino alle stelle. Insomma, un’auto “speciale”, ma non per tutti. Neppure per i tedeschi.

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Alcuni test effettuati sulla Q7

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