“Torino, 3 gennaio 1889

Signorina von Salis,
il mondo è trasfigurato poiché Dio è sulla terra. Non vede come tutti i cieli gioiscono? Ho appena preso possesso del mio regno, getterò il Papa in prigione e farò fucilare Guglielmo, Bismark e Stocker
”.

Friedrich Nietzsche

Così scriveva Friedrich Nietzsche a Meta von Salis firmandosi “Il Crocefisso” in uno dei Wahnbriefe (i Biglietti della follia) che, insieme alle testimonianze di Alda Merini, Ligabue, Franco Basaglia, Pino Roveredo e alle voci di chi ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dei manicomi, corredano le 9 installazioni interattive ospitate ne “L’Intonapensieri”.

In un container apparso sulla sponda occidentale del Lago di Garda, L’Intonapensieri raccoglie documenti, oggetti, scritti, fotografie inerenti il tema della pazzia e si propone di essere un’anteprima del Museo della Follia, la mostra itinerante curata da Vittorio Sgarbi e ospitata dal Museo di Salò (MuSa).

Il Museo della Follia non è una semplice esposizione, ma un tunnel dove l’arte diventa catarsi della sofferenza psichica attraverso le tele, gli scritti, gli oggetti di artisti affetti da disturbi mentali o che dipinsero soggetti mentalmente instabili.

Il visitatore viene catapultato emotivamente nel delirio della psiche già a partire dalla frase che trova all’ingresso: Entrate, ma non cercate un percorso. L’unica via è lo smarrimento (Sara Pallavicini).

Lo smarrimento nei sogni e negli incubi della follia d’autore è pervaso ovunque dall’originale eclettismo del giovane team di autori di questo progetto di cui fanno parte Sara Pallavicini, Cesare Inzerillo (entrambi ideatori dell’Intonapensieri), Giovanni Lettini e Cesare Morelli.

Alessandri “Gioconda modella inveroconda”

La pinacoteca della follia è composta da più di 200 tele, scritti, sculture, fotografie, oggetti provenienti da collezioni private e da musei italiani ed internazionali, con la collaborazione del Musée d’Orsay e del Musée de l’Orangerie di Parigi.

Il viaggio nell’inferno del delirio tocca più periodi artistici: da Goya ai Macchiaioli, da Signorini a Lega, fino ad arrivare a Bacon, Basquiat e i giovani italiani contemporanei Marilena Manzella e Nico Lopez Bruchi, offrendo un numero molto vasto di opere.

Di Ligabue non ci sono solo i dipinti bucolici e le belve che sembrano pronte ad azzannare chi guarda, ma c’è anche la moto, sua grande passione, attorniata dai suoi dipinti; il visitatore può fare la conoscenza delle “Pazze”, dipinte da Natale Attanasi, della Gioconda trasfigurata da Lorenzo Alessandri in una donna invereconda, che ricorda solo nel volto la Monnalisa di Leonardo e che mostra il proprio sesso, un membro maschile, attorniata da scrofe con una parrucca bionda.

Ligabue

Si rimane stupefatti e, al contempo, atterriti dal Bacon dei ritratti di Van Gogh e interdetti dalla posa del Puro Folle di Wildt.

Cesare Inzerillo firma le sculture della sezione “Tutti Santi”, dove i pazienti psichiatrici sono modellati come mummie senza vita, dove la sofferenza è il simbolo della santità e la posa nell’atto di alzarsi dal letto diventa un gesto di rivolta contro il direttore della struttura psichiatrica, fatto roteare in una betoniera.

La “sala della griglia” e la “sala dei ricordi”, entrambe sempre a cura di Cesare Inzerillo, descrivono le condizioni terribili vissute nei manicomi italiani. Nella prima vi sono i ritratti dei pazienti, recuperati dalle cartelle cliniche e qui appesi ed illuminati da neon; nella seconda sono esposti gli oggetti personali dei pazienti, le lettere, alcuni strumenti medici e la video-inchiesta del Senato della Repubblica Italiana sugli ospedali psichiatrici giudiziari.

Telemaco Signorini “La sala delle agitate al Bonifacio di Firenze”

Nella sezione “I luoghi di Gino Sandri” sono esposte le fotografie di Vincenzo Aragozzini scattate nell’ex ospedale psichiatrico di Mondello, dove Sandri ha vissuto e disegnato.

La sezione “I pazzi politici” si incastona perfettamente nel contesto storico di Salò, memore di aver ospitato alcuni distretti della Repubblica Sociale Italiana fondata da Mussolini nel 1943, e che si rivelò poi essere uno Stato fantoccio della Germania nazista.

In questa sezione, il visitatore entra nel vivo del fascismo con un video in cui Giordano Bruno Guerri (direttore del MuSa) spiega come gli oppositori politici nel periodo fascista fossero considerati pazzi e, quindi, internati nei manicomi, e con “Il profilo continuo del Duce” scolpito da Roberto Bertelli.

Ne “I pazzi Politici” è esposta l’opera più discussa di tutto il Museo, ovvero il dipinto senza nome di Adolf Hitler, datato 1924-1929 e prestato da un collezionista tedesco che è voluto rimanere anonimo.

Adolf Hitler

L’olio di Hitler è la rappresentazione di una dimensione umana del Führer, diversa da quella che si trova sui libri di Storia perché è quella del pittore mancato, della frustrazione di non essere diventato né un artista né un architetto, essendo stato respinto dall’Accademia delle Belle Arti e da quella di Architettura di Vienna (aspirazioni non esaudite di cui scrisse dettagliatamente anche nel saggio “Mein Kampf”).

Chi guarda l’opera di Hitler si ritrova claustrofobicamente in un tunnel senza uscita, dove i soggetti sono dipinti, uno seduto dietro ad una scrivania, l’altro in piedi, senza alcuna espressività negli occhi e nel volto, bloccati nella stanza in cui si trovano.

Adolf Hitler intinse il pennello, con poco talento, in una tavolozza di colori cupi che diedero vita all’allegoria di un uomo prigioniero di se stesso.Dà il senso dell’incubo, è il dipinto di un disperato, in cui non si vede la grandezza, ma la miseria”, è il parere di Vittorio Sgarbi sull’opera.

Il Museo della Follia mette in mostra la psicosi disperata e distruttiva di Hitler (dove il visitatore quasi trova una risposta alla condotta efferata del politico totalitarista), ma soprattutto ha il grande pregio di essere un omaggio alla dignità umana di coloro che vissero l’esperienza del manicomio, e una testimonianza di come il crepuscolo della ragione sia stato fattore di creazione e non di annullamento del genio artistico e letterario degli autori esposti.

Il Museo della Follia rimarrà aperto al pubblico presso il museo di Salò fino al 19 novembre 2017.

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Il Museo della Follia

Tutte le foto presenti nell’articolo sono © Museo della Follia

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