È la primavera del 1990 quando sette fotografi di Berlino Est, tra cui Sibylle Bergemann, Harald Hauswald, Ute e Werner Mahler, si ritrovano a Parigi, invitati a partecipare ad una mostra che riunisce i maggiori artisti della DDR. È proprio in questa occasione che decidono di dar vita alla propria Agentur der Fotografen, cioè la propria agenzia fotografica, scegliendo un nome simbolo della ritrovata libertà dopo la caduta del muro, “Ostkreuz”, la stazione della ferrovia metropolitana che collega la parte Est di Berlino con l’intera città.

L’“Ostkreuz” si fa portavoce dello sviluppo della fotografia in Germania dalla caduta del Muro ai nostri giorni, diventando pannello espositivo dei temi socio-politici più scottanti non solo della propria Patria, ma di tutto il mondo.

La stazione di Ostkreuz oggi

A Parigi, dove tutto è cominciato, nel 2015 è stata inaugurata la mostra per celebrare i 25 anni di attività dell’agenzia “Ostkreuz” e dopo Marsiglia, Schwerin, Monaco e Gera (Turingia), quest’anno è il Museo di Roma in Trastevere ad ospitare la stessa esposizione, promossa dalla Sovraintendenza Capitolina ai beni culturali, dall’Assessorato alla crescita culturale di Roma Capitale, da Zètema progetto cultura e dal Goethe-Institut.

Si entra da subito nel vivo della Deutsche Demokratische Republik con la sezione “Inside DDR”: si susseguono le stampe fatte a mano da Thomas Meyer che ha visitato i luoghi della Stasi (Ministero per la sicurezza di Stato della DDR) e ha fotografato gli austeri apparati di ossessiva sorveglianza ed intercettazione della popolazione, dall’infinito archivio dei documenti della polizia della DDR alle apparecchiature per la comunicazione.

Con “L’Avana tra due ere” Jordis Antonia Schlösser, tra il 1990 e il 2000, ritrae, con stampe ai sali d’argento, i giovani cubani che si tuffano sotto al cielo carico di nubi, che vivono il regime di Castro con la speranza di un futuro più sereno.

Hit the Road Jack cantava Ray Charles nel 1961 e la stessa canzone viene suonata spesso anche dai Rom nella metropolitana di Berlino, fotografati da Annette Hauschild tra il 2011 e il 2014. Annette si è recata nei luoghi dove gli apolidi vivono e le sue stampe a pigmento fermano l’attimo più umanamente casalingo e familiare di una minoranza etnica simbolo, da sempre, dello spostamento continuo.

La fotografia è una forma d’arte che non scende a compromessi con la mistificazione e la sezione “The terrible city ne è un esempio: le stampe a pigmento di Heinrich Völkel mostrano Gaza come un luogo dove la guerra e le macerie rappresentano la quotidianità del popolo e persino di quel capriolo, unico sopravvissuto rimasto nello zoo.

La macchina fotografica di Jörg Brüggermann fa una full immersion nell’heavy-metal, metafora di un pentagramma costantemente associato a pantaloni di pelle nera, folte chiome di capelli, eccesso di alcol e vite dissolute.

Mainzerstrasse oggi: ancora centro di contestazioni

L’obiettivo di Henrich Holtgrave si sofferma sulla croce e delizia dei nostri tempi: Internet. Cos’è internet? Dove si trova? Internet può essere qualsiasi cosa e trovarsi in ogni dove. Holtgrave, con non poca ironia, la cerca e la trova, tra le altre cose, in un modem collegato ad una presa a muro, tra due piante

“RambaZamba” è la sezione che espone le stampe a pigmento di Sibylle Bergemann (venuta a mancare nel 2010): la fotografa, per oltre dieci anni, ha ritratto la compagnia teatrale berlinese “RambaZamba”, composta da attori affetti da disabilità mentali. Ogni soggetto della foto indossa ancora i panni e il trucco del proprio personaggio e Sybille è riuscita a scattare un’istantanea, dai toni poeticamente sfocati, che mette in luce la contrapposizione tra la goliardia del costume di scena e la fragilità dell’essere umano, tra il sogno vissuto in teatro e la realtà problematica degli attori fotografati.

Si oltrepassano i confini della Germania con la sezione “Anniversari” dove le stampe a pigmento di Marc Beckmann, attraverso una prospettiva del tutto personale, commemorano nel presente gli eventi storico-politici del passato di diversi Paesi.

Si ritorna a Berlino con la sezione “Mainzer Straße”: le stampe ai sali d’argento di Harald Hauswald rappresentano un documentario del clima di forte tensione del novembre 1990, nella Mainzer Straße del quartiere berlinese Friedrichschain, dove gli squatter di Berlino Ovest si sono trasferiti dopo la caduta del Muro e rispondono a sassate agli idranti della polizia.

Quelle appena descritte sono solo alcune delle quasi 250 fotografie esposte sulle pareti di entrambi i piani del Museo trasteverino, per un totale di ben 22 fotografi appartenenti alla più importante agenzia fotografica della Germania.

Mainzer Straße, Berlin-Friedrichshain, 1990

L’Agenzia “Ostkreuz” nacque dal sodalizio di 7 giovani artisti che cercavano, con il loro progetto, di imprimere nella memoria collettiva la distruzione vissuta dal proprio Paese il quale, con la caduta del muro, si apprestava a vivere una nuova stagione storica che inevitabilmente avrebbe cambiato la vita anche dei singoli.

Oggi i membri sono 21 e rimane fermo lo scopo iniziale di quella che è diventata una grande famiglia di fotografi: la fotografia come testimonianza diretta e critica della realtà fattuale di ogni angolo del mondo.

La mostra presso il Museo di Trastevere (Piazza S. Egidio 1/b) e la sua appendice aggiuntiva presso il Foyer del Goethe Institut (in Via Savoia 15 a Roma) rimarranno aperte al pubblico fino al 17 settembre.

Biglietto d’ingresso

– Intero: € 9,50
– Ridotto: € 8,50

Da martedì a domenica ore 10.00-20.00
Chiuso lunedì

I fotografi della “Ostkreuz”

 

Tutte le immagini nella gallery sono © Ostkreuz.de

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