P. Daverio © CC BY-SA 4.0 Michela Camarda

Nell’antica cornice del Castello di Gallipoli, una delle località turistiche pugliesi più conosciute, il prossimo 20 giugno vi sarà l’inaugurazione della mostra dedicata al pittore tedesco Jakob Philipp Hackert, “I Porti del Re”, a cui saranno presenti ed altresì insigniti del premio Barocco 2017 lo storico dell’arte, docente universitario e conduttore televisivo Philippe Daverio e il direttore generale della Reggia di Caserta Mauro Felicori.

L’esposizione sarà ospitata nella Sala ennagonale, un magnifico e raro esempio di architettura militare incastonato nella torre grande del maniero, posta a Sud-est ed interamente circondata dal mare.

Le opere d’arte esposte provengono dalla collezione permanente della Reggia di Caserta che collabora alla mostra curata da Luigi Orione Amato e dall’architetto Raffaela Zizzari, rispettivamente coordinatore generale e direttore artistico della Società Orione di Maglie che dal 2013 gestisce tutta la struttura dell’ex fortezza militare gallipolina.


© Alessandro Magni

L’artista

Jakob Philipp Hackert

Jakob Phillipp Hackert nasce nel 1737 a Prenzlau nella Uckermark, un distretto del Brandeburgo parte del Regno di Prussia.

Iniziato alla pittura dal padre ritrattista, appena sedicenne si trasferisce a Berlino dove lavora presso la bottega dello zio pittore di decorazioni e, successivamente, frequenta l’Accademia delle Belle Arti.

Fin da subito, nella pittura di Hackert si impone l’inclinazione a ritrarre paesaggi e questo lo porta ad intraprendere un lungo periodo di viaggi, lasciando Berlino nel 1762 per raggiungere, osservare e dipingere i panorami della Svezia, della Normandia, della Francia e dell’Italia dove il suo talento trova terreno particolarmente fertile.

Arrivato a Roma nel 1768, vi si stabilisce per18 anni, visitando, frattanto, tutta l’Italia e dipingendo molti scorci paesaggistici che ben presto gli procurano importanti committenti come Papa Pio VI, Caterina II di Russia e il principe Marcantonio Borghese che gli affida la decorazione del Casino Nobile della Villa Borghese sul Pincio.

Il porto di Taranto

È proprio l’ambasciatore della zarina russa a presentare il pittore tedesco al Re Ferdinando IV di Borbone che lo nomina primo pittore di corte nel 1786.

A Napoli, nel 1787, fa la conoscenza del poeta Johann Wolfgang Goethe a cui, date le affinità elettive come la passione per la botanica, la geologia, la mineralogia, rimane legato da una profonda amicizia per tutta la vita.

Goethe diviene uno dei più grandi estimatori di Hackert tanto da collezionare molti suoi dipinti, mediare per lui con illustri committenti tedeschi ed, infine, divenirne biografo rielaborando, post mortem, gli stessi appunti scritti in vita dal pittore tedesco.

Hackert, tenuto molto in considerazione dal Re Ferdinando (che gli affida persino l’educazione artistica dei figli) ha un angolo privato in ogni residenza del sovrano, per dipingere intere collezioni di vedute di tutto il Regno.

Nel 1799, l’occupazione di Napoli da parte dei francesi e l’esilio del Re Ferdinando costringono Hackert a lasciare la Campania e a rifugiarsi in Toscana, sua ultima meta di viaggio.

Il pittore tedesco morirà nel 1807 nella sua villa a San Piero a Careggi.

La mostra

Il porto di Trani

Le nove grandi tele dell’artista tedesco, ritraenti altrettanti porti pugliesi, furono commissionate dal Re Ferdinando IV e realizzate tra il 1789 e il 1792, sulla base di numerosi disegni preparatori eseguiti durante i sopralluoghi nelle province pugliesi, che attualmente si trovano presso lo Staatliche Museeum di Berlino.

I paesaggi marinari sono quelli di Brindisi, Barletta, Bisceglie, Santo Stefano a Monopoli, Gallipoli, Trani, Otranto, Manfredonia e Taranto.

Le nove opere sono un eccezionale esempio del talentuoso vedutismo di Hackert, che riesce a dipingere la realtà portuale consegnando a chi osserva un dipinto che sembra una fotografia istantanea, rendendo eterno l’attimo proprio come vorrebbe il Faust di Goethe quando dice “all’attimo direi: sei così bello, fermati!”.

Il porto di Otranto

La luce è l’elemento essenziale che consente ad Harcket di dipingere un’immagine realistica di quello che vede durante il proprio viaggio in Puglia, nella primavera del 1788.

La luce filtra dal cielo ovattato da soffici nuvole trasparenti, come nel Porto di Barletta, o minacciato da scure nubi che sembrano presagire un terribile temporale, come nel Porto di Bisceglie.

Lo sguardo dell’osservatore, catturato immediatamente dall’azzurro infinito del cielo, non può fare a meno di soffermarsi sul mare sempre calmo, illuminato dai bagliori del sole, ma con variazioni di colore tali da dare perfettamente l’idea dell’incessante movimento dell’acqua marina.

Il porto di Manfredonia

Ogni soggetto è particolareggiato nei suoi minimi dettagli, come il riflesso nell’acqua dei pescatori sull’imbarcazione che si trova già al largo del porto di Trani, gli scogli su cui siedono due personaggi nel porto di Manfredonia, le tante barche ancora ferme nel porto di Gallipoli, il lieve tratteggio delle montagne dell’Albania visibili dal porto di Otranto, l’insenatura naturale del porto di Brindisi, le costruzioni della città antica sullo sfondo del porto di Taranto.

I dipinti di Hackert aprono una finestra temporale sul paesaggio naturale delle principali città portuali pugliesi dell’epoca, ma anche sulla quotidianità dei comuni lavoratori e di chi si trovava sul posto nel preciso istante in cui il pittore tratteggiava lo schizzo che gli sarebbe servito in seguito per dipingere l’intera veduta.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 21 giugno al 5 novembre 2017 e ci si aspetta che anche molti stranieri vengano ad ammirarla considerando che le statistiche delle prenotazioni per le vacanze vedono il Salento (Gallipoli ed Otranto in particolare) come meta ambita dai turisti francesi e tedeschi fino al mese di ottobre.

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Alcuni dipinti di Hackert

Gallipoli con il suo magnifico castello e le spiagge circostanti

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