Bleach-Teatro Thikwa-© David Baltzer

Bleach-Teatro Thikwa-© David Baltzer

Il Teatro Thikwa è un teatro dove lavorano persone diversamente abili e non, nato a Berlino in modo indipendente nel 1990. Fondato come progetto pilota dal 1995 al 1997, finanziato dal ministero federale della Sanità, è diventato un laboratorio (Werkstatt) teatrale e artistico gestito in collaborazione con la Nordberliner Werkgemeinschaft GmbH (NBW).

Thikwa viene dall’ebraico e significa “speranza”. La speranza che anche attraverso una comunicazione non verbale si possano comunicare sentimenti e immagini che si esprimono sotto forma teatrale. Originariamente il nome era accentato (Thikwà), ma successivamente l’accento è stato tolto al nome per porlo attraverso la trasmissione che le performance culturali riescono a comunicare.

Lo spettacolo in programma nel prossimo mese di dicembre, “Bleach: aurora hunters”, alla ricerca dell’arcobaleno, narra di una tribù di sette cacciatori di aurore che vive in un universo sbiancato e sovraesposto. Condannati a svanire, praticano un fragile equilibrio per riunirsi con le forze della natura. Muovendo i loro corpi cangianti, guidano gli spettatori attraverso l’immagine di sogni cristallini; un viaggio trasformativo, che modifica la nostra percezione spaziale e fisica. Un paesaggio emotivo, in costante cambiamento, verso l’invisibile trasparenza mutante dei materiali.

Nicola Mascia e Matan Zamir sono registi, danzatori e coreografi dello spettacolo. Dal 2005 hanno fondato la compagnia Matanicola.

Bleach-Teatro Thikwa-© David Baltzer

Bleach-Teatro Thikwa-© David Baltzer

Mascia è nato a Torino, dove ha iniziato a studiare danza classica, poi si è spostato negli Stati Uniti dove ha studiato danza contemporanea. Dal 2005 vive a Berlino dove ha cominciato a lavorare nella compagnia di Sasha Waltz & Guest. Qui ha conosciuto Matan Zamir, israeliano, che ha studiato e collaborato con la Compagnia Bakewa, trasferendosi successivamente a Berlino nel 2001. I due, nel 2017, hanno collaborato con Il teatro Thikwa nella produzione “Tanz Abend 2”, mettendo in scena lo spettacolo “Bleach”

Li ho incontrati per fargli qualche domanda.

Rispettivamente, oltre a questa in scena al Thikwa, in quali altre produzioni lavorate?
Nicola: io lavoro ancora con la compagnia Sasha Waltz & Guest in differenti produzioni.
Matan: lavoro anche come coreografo indipendente insieme ad un altro ragazzo israeliano, con cui ho fondato una compagnia che si chiama The Progressive Way.

Quale è il messaggio che volete dare in questo spettacolo?
Nicola: stiamo ancora ricercando. Principalmente quello che ci interessa è mostrare una piccola bolla in questo mondo, con cui stiamo lavorando insieme. Cercare di farla scoppiare per trasmettere la sensibilità, la fragilità di quello che può essere l’incontro con chi ne partecipa e farlo arrivare al pubblico. In un certo senso stiamo cercando anche un mondo artificiale e forse fantastico e surreale. Per noi è come entrare in un viaggio del fantastico per riflettere come ci relazioniamo, come esseri umani, l’uno con l’altro.
Matan: stiamo provando a guardare come da un universo caotico pieno di informazioni, fermandoci su un piccolo dettaglio, una sfumatura di colore, cercare di creare una sorta di “satura” (antica rappresentazione teatrale romana di carattere farsesco e licenzioso, costituita da un insieme di danze, musiche e canti) per dargli peso e valore emotivo. Ci sono tante informazioni molto particolari che gli attori trasmettono. Vogliamo cercare di evidenziare, focalizzare, quello che loro hanno di speciale. Poterlo esprimere tirando fuori dal di dentro le emozioni per valorizzarle e magnificarle.

Amelia Massetti e sua figlia Lia

Fate un casting per scegliere con chi lavorare?
Nicola: siamo andati a vedere i training che si fanno nel Teatro Thikwa e abbiamo selezionato Lia, Ilarius, Felix e Anne Sofhie, nel primo spettacolo Bleach, e questa volta abbiamo aggiunto Merete e Fabian, anche su consiglio di Nicole e Gerd responsabili del teatro.

Ho notato che avete scelto maggiormente ragazzi con la sindrome di Down, eccetto Fabian che ha un’altra forma di disabilità.
Nicola: è stato un nostro specifico desiderio dall’inizio quello di lavorare con la comunità di persone con la sindrome di Down.

Mia figlia, una ragazza con la sindrome di Down che lavora nella performance, si è portata uno strumento da casa, perché diceva che le serviva nello spettacolo. Come è nata questa idea? siete voi che avete proposto ai ragazzi di portare un oggetto?
Nicola: si abbiamo nello specifico chiesto ai performer una domanda abbastanza difficile a cui rispondere. Per ogni colore dell’arcobaleno dovevano pensare o scrivere una cosa o portare un’immagine, uno strumento, un oggetto, un sentimento che facesse pensare ad un determinato colore. Questa era la domanda o l’idea che gli abbiamo dato. Il primo giorno non hanno portato niente, poi un giorno qualcuno ha portato un disegno, e dopo sempre di più, alla fine hanno portato tantissime cose. Adesso stiamo cercando di integrare nel pezzo teatrale i vari elementi. Ci hanno sorpreso, noi non avevamo pensato assolutamente a quegli oggetti. Per esempio, c’è una scena con le spade di luce, come in “Star Wars”. Sono loro che hanno dato quest’idea, e adesso è diventata una parte molto prominente dello spettacolo.

Infatti Lia mi ha parlato di queste spade e mi ha mostrato i movimenti, quindi c’è una lotta?
Nicola: stiamo cercando di usarle in antitesi al modo con il quale normalmente si usano… invece di creare un duello…
Matan: è connesso all’idea dei cacciatori di aurora, creare il colore dell’arcobaleno con strumenti o materiali differenti.

Artemisa e.V.

Artemisa e.V.

Questi ragazzi si affezionano a voi? Avete la sensazione che sarà triste per loro quando finirà lo spettacolo?
Nicola: c’è molto amore con loro, maggiore che con altri danzatori.
Matan: lavoriamo talmente intensamente con loro, trovandoci tutti i giorni in un contatto corporeo ed emozionale. Impariamo a conoscerci e a capire come funziona l’altro. L’ultima volta ci sentivamo strani perché si era creato un rapporto profondo, e questo è difficile da lasciar andare. Abbiamo anche la percezione che con questo spettacolo ci saranno delle tournée, per cui pensiamo che ci sarà una continuità di relazione.

Qualche volta come madre ho avuto dei conflitti relativamente alla strumentalizzazione del corpo della persona disabile. Come succedeva nel medioevo in Inghilterra nei “freak show”. Siccome il lavoro del teatro è un lavoro sull’attore, la domanda è: loro hanno una voce in capitolo, una coscienza di quello che interpretano, oppure vengono utilizzati in modo strumentale?
Nicola: noi lavoriamo con chiunque in questa modalità. Non esiste imposizione in quello che succede. Esiste un dialogo e talvolta nella risposta si cancella l’idea originale che avevamo.
Matan: tutto quello che facciamo è la totale accettazione della proposta che facciamo. Se c’è resistenza o sconforto cerchiamo di capire dove andiamo, non ci opponiamo. Cerchiamo di avere la totale accettazione della diversità, come io sono diverso da Nicola e da tante altre persone.

I performer sono a vostro avviso indipendenti durante il lavoro?
Nicola: c’è Susy, praticante del teatro Thikwa, che fa il riscaldamento insieme a noi e ci aiuta anche nella traduzione quando Matan parla in inglese. Loro non hanno bisogno di filtri e sanno quando si comportano in modo professionale. Sono molto consapevoli del loro ruolo.

Vi ringrazio per l’intervista.

 

Dove: Teatro Thikwa, Fidicinstrasse 40 – 10965 Berlin (Kreuzberg)

Quando: premiere mercoledì 5, 12 e 19 dicembre, ore 20, Grosse Bühn
                                      giovedì 6 dicembre, ore 20
                                      sabato 8, 15 e 22 dicembre, ore 20

 

Artemisia festeggia quest’anno i suoi tre anni dall’inizio del progetto.

Quando: martedì 4 dicembre dalle ore 18.00 alle 21.00

Dove: presso AWO – Begegnungszentrum für Ausländer und Deutsche (2° piano sala Grande a sinistra), Adalbertstraße 23a, 10997 Berlin.

U Kottbusser Tor – Bus 140 – M29

 

 

 

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